«Viva l'Inghilterra» che va via E il grande peso delle parole
martedì 5 gennaio 2021
«Viva viva viva l'Inghilterra, pace donne amore e libertà». Do you remember Claudio Baglioni? Il Regno Unito se ne va, baby. Si chiama Brexit e ci vorrebbe un'altra canzonetta per racchiudere gli opposti sentimenti che essa suscita sulla stampa italica. Non nasconde certo dove batta il suo cuore, con furia albionica, Pietro Senaldi di "Libero". Ribrezzo per la Ue, «sempre meno una gabbia di matti e sempre più un lager tedesco»: davvero una manina leggera. Cachinni e inni invece per Boris Johnson, il Mosè che divise in due la Manica per ricondurre il suo popolo al sicuro sull'isola dei padri: «Genialoide oxfordiano dalla capigliatura da scienziato pazzo, il miglior sindaco di Londra che si ricordi». Ma le carezze non fan dimenticare a Senaldi di essere un vero duro, e quindi giù sberle a chi non ami il genialmente spettinato: «Il divertimento della stampa nostrana è farlo passare per un imbecille perché è di centrodestra, vagamente sovranista». Solo vagamente, deh.
L'ambasciatore Sergio Romano, sul "Corriere", è assai meno entusiasta: «Uscendo dalla Ue» il Regno Unito «diventa un piccolo Stato dell'Europa settentrionale, una sorta di pensionato della Grande politica mondiale e molto più simile ai regni scandinavi di quanto possa assomigliare ai più ambiziosi Stati dell'Europa continentale». Gli replica ancora su "Libero" un piroclastico Iuri Maria Prado. Una sola sua frase comincerebbe qui per tracimare a pagina 3. Anche Romano, temiamo, finisce tra la «pubblicistica mediocre, moralmente appannata e intellettualmente pigra» prona al servizio del «Grundenprinzip di un'Europa germanizzata», bum.
Le parole sono importanti. «Declino del cristianesimo», o della cristianizzazione: il "Corriere" ospita una replica del teologo e vescovo Bruno Forte a Galli della Loggia; il professore ribatte con puntiglio, scegliendo l'espressione «misere plebi». Titolo: «Ma il futuro della Chiesa è solo tra le plebi?». Ovviamente no. Ma perché non scrivere poveri, ultimi, scartati? Ah, le parole.
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