Viaggi della Rete e della memoria nei modi e nei luoghi del Rosario


Guido Mocellin venerdì 19 maggio 2017
Mentre il pendolo dell'informazione ecclesiale mariana si è spostato verso Medjugorje, fino a conquistarsi un “Buongiorno” di Mattia Feltri su La Stampa ( tinyurl.com/n264qld ), sono grato a padre Piero Gheddo che, dal suo blog ( tinyurl.com/mmssedw ), riporta quel pendolo su Fatima e da lì sul Rosario, a motivo del fatto che “a Fatima l'insistenza [di Maria] su questa preghiera ha un qualcosa di straordinario”. Ci si lascia volentieri accompagnare a pregare il Rosario da padre Gheddo. Egli infatti promette una catechesi sui “due motivi” che fondano la raccomandazione di “Maria, Regina della Pace”, per una recita quotidiana del Rosario e in realtà compie un viaggio emozionante nella sua lunga e ferrea memoria di cristiano e di missionario giornalista.
C'è una prima tappa che narra dei Rosari serali in casa o nella stalla: “Si pregava assieme e si creava, nelle famiglie, nei vicini, nel paese, una comunità di vita, di amicizia e di fede”. Ce n'è una seconda in cui si incontra, agli inizi degli scorsi anni Novanta, un card. Martini preoccupato della diminuzione della devozione a Maria e della recita del Rosario: “Si dimentica che la Madre di Dio porta le anime al Figlio suo, Cristo Gesù”. E poi si parte per le missioni: la Corea del Sud, dove, dice, la Chiesa cattolica è chiamata dal popolo “la Chiesa della Madre”; il sultanato di Brunei, dove si è dovuto girare al contrario la grande statua di Maria posta davanti alla porta della chiesa; Vijayawada, in India, dove la Madonna di Lourdes è venerata come la protettrice della città dal tempo degli scontri tra indù e musulmani e tuttora è centro di pellegrinaggi e devozioni “col Rosario al collo”.
Mi ritrovo alla mia scrivania, e interrogo la Rete con la stringa “Rosario”. Compaiono sussidi digitali per la recita della preghiera mariana, che spesso propongono forme di collegamento con altri oranti, anche pubblicando le intenzioni dei singoli. Non è certo l'India e neppure la stalla di un tempo, forse non si creerà “quella” comunità, ma...
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