venerdì 19 maggio 2017

Se non l'avete visto guardate questo video: il feto di agnello che schiude la bocca e stiracchia le zampe ermeticamente chiuso nella sua «biobag» trasparente, connesso a un sistema circolatorio esterno e immerso in una soluzione elettrolitica «amniotica».
Un vero e proprio «artificial womb» sperimentato al Children's Hospital di Philadelphia, che ha ospitato la creatura a partire da un'età gestazionale corrispondente alla 22esima settimana della gravidanza umana, funzionando per un mese. E che, dicono i ricercatori, potrebbe sostituire le incubatrici per i prematuri.
Se consideriamo che l'embrione umano si è dimostrato in grado di svilupparsi fuori dal corpo materno per 15 giorni - ma delle sperimentazioni «ufficiose» sappiamo ben poco -, si comprenderà bene che nel giro di un pugno di anni anche nelle settimane centrali della gestazione la madre potrebbe essere sostituita da una matrice.
Il processo riproduttivo diverrebbe a pieno titolo un atto produttivo maschile, la sfida millenaria sarebbe vinta, le donne sarebbero inutili perfino come surrogate. Sarà possibile, come ha profetizzato Andrea Dworkin, il loro «Olocausto». I nati dai corpi – non programmati e affidati al caso genetico – saranno umani imperfetti, di serie B.
Ho spazio qui per una sola domanda: perché, nonostante tutto questo, la fiducia continua a invadermi?

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