Una selva di religioni, un'enciclopedia per orientarsi
mercoledì 5 giugno 2013
Ci sono libri che uno si domanda (anacoluto intenzionale) com'è possibile che siano stati scritti, e quanto tempo c'è voluto. Uno di questi (libri) è l'Enciclopedia delle religioni in Italia, curata da Massimo Introvigne e PierLuigi Zoccatelli per conto del Cesnur, Centro Studi sulle Nuove Religioni (Elledici, Torino 2013, pp. 1240, euro 135,00). È un'opera poderosa, che spaventa al solo guardarla (è il tremendum teorizzato da Rudolf Otto, sgomento che assale al cospetto del sacro), perché preparare un lavoro così documentato, così dettagliato, sembra un'impresa quasi sovrumana. Certo, vi hanno concorso numerosi collaboratori e anche i responsabili di alcune religioni o sette, comunque, Introvigne e Zoccatelli sono i responsabili delle integrazioni e dell'editing finale. Si pensi, fra l'altro, che Introvigne, negli ultimi tre anni, ha pubblicato cinque altri libri, tutti di alto rigore e interesse, per cui davvero ci si domanda come riesca a smaltire tutta quella attività, anche se può farsene un'idea chi ha assistito a una conferenza di Introvigne, il quale è capace di parlare per un'ora intera senza avere davanti un appunto, su un tema anche arduo, e in perfetta concatenazione di coordinate e subordinate.Quindi, ammirazione e gratitudine, perché questo libro è utile per orientarsi nella selva di religioni, grandi e piccole, che agiscono in Italia, cioè con membri italiani, dato che non era possibile, evidentemente, prendere in considerazione anche le religioni degli immigrati. In ordine alfabetico, dall'Associazione Italiana Sikh Dharma 3Ho, alla Zoe Pentecostal Mission, sono, se abbiamo contato bene, 564 le comunità descritte nella loro storia e nella loro attività, compresi i nomi dei responsabili con i relativi indirizzi. L'indice sistematico le raggruppa in 38 tipologie, dall'Ebraismo, alla Chiesa Cattolica, alle varie articolazioni del Protestantesimo, fino al New Age, post-New Age e Next Age. Le minoranze religiose fra cittadini italiani erano stimate, nel 2012, in 1.417.000 membri. I più numerosi sono i protestanti (435 mila) seguiti dai Testimoni di Geova (415 mila) e dai Buddhisti (135 mila). I musulmani sono 115 mila, gli Ortodossi 110 mila, gli Ebrei 36 mila. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani è tuttora cattolica: secondo i dati della Conferenza Episcopale italiana, nel 2009 i battezzati erano 58.769.882, pari al 97,9 per cento della popolazione. Tuttavia nel libro è dedicata ampia e giusta attenzione al fenomeno che Grace Davie (1994) ha denominato «credere senza appartenere», che in inglese suona «believing without belonging». Per esempio, gli italiani battezzati che anagraficamente si dichiarano cattolici, lo sono anche di fatto? Gli autori considerano correttamente ambigua, sia sociologicamente, sia teologicamente la categoria di "cattolici non praticanti", poiché «per il cattolico, in tesi, la pratica è obbligatoria»; peraltro, ancora secondo la Davie, sussiste una forma di «appartenenza vicaria», per cui anche «chi partecipa molto raramente ai riti religiosi spesso sostiene con il suo appoggio "culturale" i praticanti, ritenendo che attraverso la pratica altrui possa manifestarsi una forma postmoderna di appartenenza tramite terzi». L'auspicio, in questo Anno della Fede, e con l'insistenza dei Sommi Pontefici sulla "nuova evangelizzazione", è che la religione cattolica non rimanga solo una sorta di "memoria collettiva", ma sia veramente operante nella vita anche sociale, in questo prendendo esempio dall'attivismo di alcune religioni e sette minoritarie che tuttavia, come Hare Krisnha e New Age hanno fatto ampia breccia nell'immaginario collettivo.
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