Un vescovo ai suoi turisti e alla Chiesa sotto la cenere
domenica 15 luglio 2018
Per ben due volte, nel giro di qualche giorno, incrocio in Rete parole incisive del vescovo di Pinerolo, Derio Olivero. Il 12 luglio ha postato sul suo profilo Facebook ( tinyurl.com/ycyu7atq ) il testo di un «Saluto ai Turisti» che è stato diffuso all'inizio della stagione estiva: sull'apposita pagina del sito dell'Ufficio Cei per la pastorale del turismo ( tinyurl.com/y9hy9ywe ) fa compagnia a un'altra decina di messaggi episcopal-vacanzieri. Belle le pennellate con le quali dipinge il turista: uno che va alla ricerca di un luogo bello per rigenerarsi; uno che ha tempo; uno che «ha bisogno» (di affetto, sole, calore, felicità, bellezza, speranza) e che non deve aver timore di farlo vedere; uno che vivrà quei pochi giorni con più intensità e perciò potrà «lasciar emergere la passione, innaffiare la speranza, aprire la porta ai sogni, nutrire gli affetti, aumentare la fiducia, ritrovare il Creatore». Il saluto si conclude con l'augurio di «occhi nuovi», occhi che ritrovo nel testo di monsignor Olivero che ho appena incontrato sulla pagina Facebook del "Regno" ( tinyurl.com/y8j2lykc ), dove è stata ripresa una puntata della rubrica che egli tiene su "L'Eco del Chisone".
È in effetti con «occhi nuovi» che il vescovo, seduto su un treno diretto a Milano, guarda i suoi compagni di viaggio chiedendosi come, a loro volta, essi vedono la Chiesa. Preoccupato per la difficoltà con la quale i «nostri ambienti» ecclesiali rispondono alle «domande sulla vita, sul senso, sulla giustizia, sulla speranza, sul dolore» che «gli uomini e le donne di oggi» continuano a farsi, conclude con un'aspirazione: «Noi abbiamo il fuoco. È lì, sotto la cenere. Ma sovente, come Chiesa, non siamo più capaci di lasciarlo ardere. E la gente si va a scaldare altrove. Come vorrei essere capace di "mostrare" la vitalità del cristianesimo! Come vorrei una Chiesa capace di ardere!».
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