sabato 4 novembre 2017
“L'Espresso” ha un nuovo direttore, Marco Damilano. È noto che conosce da vicino anche realtà di Chiesa. Auguri! Nel numero in Edicola (5/11) spicca un ampio «Colloquio» di Riccardo Lenzi con Daniel Barenboim, grande in musica e non solo, «Il mio piano per la civiltà», 6 pagine entusiaste, e con tante ragioni, ove leggi che per Barenboim «la musica è tutt'uno con la vita...» Vero e riconosciuto per lui da tutti, ma forse in pagina l'enfasi si fa traditrice. Leggi infatti che «Giovanni scrisse “In principio era il Verbo”», e Goethe «In principio era l'azione», e per Barenboim «In principio era il suono»! Sì, ma ti viene qualche domanda. Infatti le prime due citazioni ci portano lontano nel tempo, a quasi 2.000 e a circa 300 anni orsono, e dunque il parallelo appare azzardato: ne riparliamo tra qualche secolo? E poi l'ambizione di «Un piano per la civiltà» per tutti – pur con tanto rispetto – forse è esagerata, e nel corso dei secoli la stessa grande musica ha visto ben altro e tanti altri protagonisti. Se trovi, per esempio, l'elogio del “contrappunto”, e quello del silenzio tra le note, ricordi la grande Ildegarda di Bingen, Santa, dottore della Chiesa, musicologa e tante altre cose singolari. E poi un vero «piano per la civiltà» ha bisogno di altro, oltre la musica. Lo sanno benissimo anche a “L'Espresso”, e infatti più avanti (pp. 86-91: «Facciamoci del male») a firma di Andrea Muni trovi che «una parola… sta sempre diventando l'emblema stesso della decadenza etica e politica del nostro bel tempo neo-liberale», e questa parola è «“masochista” inteso in senso lato» che «sembra in grado di gettare luce sul clima culturale in cui ci troviamo». Dunque oggi, anche oggi, oltre la grande musica ci vuol altro per un «piano» possibile e realista «per la Civiltà», ed esso non può essere quello di un uomo solo, per quanto eccellente ed entusiasmante in 6 pagine fresche di stampa.
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