Un dibattito aperto dall'Ucsi e l'esempio di un prete-tifoso


Guido Mocellin domenica 16 luglio 2017
Con un franco post del collega Matteo Billi ( tinyurl.com /ybwjk8w5 ) il sito dell'Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi) ha aperto ieri un dibattito sul tema: «L'odio e gli insulti agli idoli del pallone. Come i giornalisti possono fermare il fenomeno?». Si fa riferimento agli hate speech scatenatisi sui social network a proposito delle scelte, diciamo così, professionali di alcuni grossi nomi del calcio: prima il giovane e talentuoso portiere del Milan, Donnarumma, e ora il maturo difensore della Juventus e della Nazionale, Bonucci. Il post dell'Ucsi osserva in sostanza che quello dei media tradizionali (stampa e Tv) che si occupano di sport e quello dei tifosi che commentano sui social network non sono due mondi separati, e che il primo dovrebbe dare al secondo miglior esempio. Tutto vero, quanto è vero che la rissa digitale è parente stretta del talk-show litigioso, il cui modello, ormai consunto per aver esplorato ogni giornalismo (politica, cronaca nera, cronaca rosa, cultura, spettacoli...), è nato, quasi quarant'anni fa, nei "processi" calcistici.
Confesso che, rintanato nella cassa di risonanza dell'informazione ecclesiale digitale, non avrei toccato con mano l'aspetto social del caso-Bonucci messo a tema dall'Ucsi se non fosse stato per il giovane Daniele Pressi, prete vicentino che conosco a motivo delle Twittomelie, ma che in effetti pone, sul suo profilo Facebook, la propria identità di "juventino" al terzo posto, preceduta solo da quella di "climber" oltre che da quella sacerdotale. Un prete-tifoso come, per fortuna, ce ne sono tanti. E per fortuna il suo congedo da Bonucci è da manuale di etica del tifo (digitale e non): sia nella parte che fa appello alla ragione – «Un difensore centrale di trent'anni a 42 milioni lo consegno personalmente con un fiocco in testa» – sia in quella che lascia libero il sentimento – «Non riuscirò mai a fischiarti, né a portarti rancore. (...) Ti auguro di giocare al tuo meglio ovunque tu vada».
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