Un bel locale fa rivivere la piazza: il contagio virtuoso delle eccellenze
mercoledì 17 ottobre 2018
Il buono che scaccia il brutto. Potrebbe essere questa la storia di cui sono stato testimone questa settimana, a Brescia, proprio in quella via Milano dove un'auto è finita sui tavolini di un bar uccidendo una donna.
Via Milano era una zona degradata della città, che è stata interessata da un progetto di riqualificazione del Comune i cui segni sono già evidenti oggi. Rimane tuttavia clamorosa l'iniziativa di Alessandro Lanzani, che nasce da una famiglia di macellai e col tempo alle carni ha affiancato una selezione di prodotti buonissimi: dalle confetture delle monache di Vitorchiano ai vini. Poi sono arrivati i tavolini, il dehors e infine uno spazio sotto la bottega che funge da ristorante.
Bravo è bravo Lanzani, tant'è che più di un cliente gli ha chiesto di cucinare a casa sua, ed è nata un'attività di catering. Ma c'era bisogno di un luogo di produzione ed ecco l'acquisizione di uno stabile in disuso in via Milano 49, che ha battezzato "Laboratorio" e che in mille metri quadrati è diventato un luogo di bellezza internazionale anche grazie all'architetto Stefano Rabolli Pansera.
Qui si viene per un cocktail, per mangiare pesce crudo, per stare insieme in quegli spazi accoglienti di rara bellezza. In poco tempo, altri hanno aperto attività lì a fianco e quella che era una zona marginale sta diventando luogo di forte attrattiva. Quanto vale dal punto di vista sociale, economico, ambientale questa iniziativa? Moltissimo.
Ma lo stesso potrei dire di piazza Giustinian a Treviso, dove la Coldiretti, proprio all'ingresso della città, dopo la stazione, ha aperto un negozio di Campagna Amica, con un plateatico dove invitare la gente a fermarsi per ascoltare i racconti del mondo contadino. Presto anche a Brescia aprirà un punto stabile e così in altre città, evoluzione di quei mercati che si sono materializzati sulle piazze.
Nella mia città, Alessandria, una pasticceria che come Lanzani ha investito sul catering, Rovida Signorelli, ha aperto vetrate su due piani che danno sulla piazza principale. Ed hanno richiamato gente in un luogo che non aveva più nulla di attraente. Ma così posso dire di Lucca Cantarin ad Arsego, che in un paese un po' anonimo ha portato bellezza invitante per il viandante moderno a fermarsi nel suo negozio di lievitati speciali. E così Davide Oldani, cuoco a San Pietro all'Olmo di Cornaredo, che ha una vetrata su una chiesa romanica dove pochi anni prima c'era degrado, fino alla droga.
Cosa insegnano queste storie? Che il buono scaccia il cattivo, nel senso che la chiave del gusto è talmente forte da ridare vigore al genius loci. Per questo non vanno mortificate le attività imprenditoriali virtuose: saranno anche micro, ma l'esempio che portano è maxi.
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