giovedì 1 ottobre 2015
Ostilità e disprezzo in pagina: meglio ignorarli? Ignorare gli autori, ma annotare le offese. Titolo: «Per farsi lo spot, Francesco umilia la Chiesa» (“Libero”, 27/9, pp. 1 e 8 intera). Altro: «Egli ha portato la Chiesa in un pantano ideologico... È una star hollywoodiana, all'apice della mondanità spirituale, con (…) plateale ostentazione di umiltà». Stesso genere (anzi: “gender” intellettuale, o meglio viscerale): ieri su “Italia Oggi” (p. 7): «Il Papa punta solo sul marketing. L'importante per lui è essere nei titoli di testa», la sua sarebbe «una Chiesa che sceglie di giocare la partita del nemico… Un grande magazine si è chiesto se è anche cattolico», domanda «non campata in aria» e la sua è «una Chiesa che dipende dal mondo (…) Lo scisma c'è, è già in atto». Già: e lo scismatico è il Papa! Firme che ostentatamente si professano cattoliche, anzi cattolicissime, talmente specializzate in argomento da identificare a naso infallibile chi è e non è nella fede cattolica, “quella di sempre”, anzi quella ormai proprietà “loro”, che hanno cominciato a delegittimare Papi e Concilio già ai tempi di Papa Giovanni, e non hanno ancora finito. Replicare? Qui basta una frase dal primo testo citato (“Libero”, 27/9): «Bilancio del viaggio… Chi nei suoi discorsi americani ha cercato il nome di Gesù lo ha trovato raramente». Ecco, stesso giorno: «Gesù» nelle due pagine di omelia della Messa per la Giornata delle famiglie a Philadelphia lo trovi 15 volte, e altre 8 nel discorso al carcere, tra i detenuti. Senza pudore! Ripensi a quel “nucleo” essenziale della salvezza (Mt. 25) su cui Francesco ha tanto insistito – «Lo avete fatto a me!» – e trovi che citato dal collega Aldo Maria Valli, lo scrittore non cristiano Fareed Zakaria ha ragione: «Se hai un problema con Francesco vuol dire che hai un problema con Cristo».
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