Tragedie: tra genere letterario e intelligenza che beve la menzogna


Gianni Gennari giovedì 12 ottobre 2017
«…E dopo molte trasformazioni per la Tragedia fu la fine!» (Aristotele, “La Poetica”). Mi torna in mente leggendo (“Il Giorno”, 1/10, p. 1) che Vittorio Sgarbi dà due notizie: papa Francesco «crede più all'uomo che a Dio» e ha detto «sembra che il Corano e la Bibbia siano state entrambi scritti dagli stessi Apostoli», e perciò per Sgarbi d'ora in poi «in Chiesa si leggeranno Vangelo e Corano» insieme. Vere follie! Qualche «reazione imbarazzata», però, ha costretto Sgarbi stesso a tornarci su e (“Giorno”, 7/10, p. 1) – bontà sua! – prova a correggere: «credere all'uomo più che a Dio» è giustificabile nella fede cristiana. Frase da chiarire! Ma nessuna correzione su Corano e Bibbia! Visto il personaggio difficile pensare all'ignoranza e allora qui la vera «tragedia» è «la fine» dell'intelligenza... Infatti la seconda citazione non è parola del Papa, ma di una falsa agenzia presente in rete con nome furbo: “Fatto Quotidaino” (si noti: Quotidaino, e non Quotidiano)! Dare come vera una menzogna del genere dice solo che pur di apparire in pagina si è disposti a tutto, e la cosa è vergognosa per chiunque. Si sa: catene di giornali e chiari interessi editoriali e finanziari in tutto il mondo non digeriscono il papato di Francesco, che non teme di indicare al centro del male anche il culto del denaro e degli affari – commercio di tutto, uomini e donne, armi e droga, razzismo, umiliazione degli ultimi, prepotenze di multinazionali irresponsabili che depredano il mondo e la natura – ma prendere sul serio bestialità del genere visto sopra è per chiunque vero crimine culturale. Ci si approfitta del fatto che la Santa Sede non smentisce mai (o quasi) anche certe follie che arrivano in pagina? Se talora un'imprecisione non ha smentita perché giustificabile anche con l'età della fonte, approfittare della cosa è soltanto vergogna: matricolata.
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