martedì 19 luglio 2016
Benché la questione delle regole sulla detenzione delle armi sembri molto attuale, anche gli antichi Romani la discussero. Infatti, ogni volta che emergeva qualche cospirazione o complotto contro lo Stato, i nobili e gli imperatori approvavano leggi che escludevano certe persone dalla detenzione di armi. Per esempio, soppressa la Seconda guerra servile, era vietato ai servi in Sicilia di possedere armi. C'era un recinto che circondava la città di Roma e che si chiamava “pomerium”. Questo spazio, come dice Livio, fu «caratterizzato dal divieto assoluto di costruire e di coltivare… e ogni volta che Roma conosceva ampliamenti urbanistici, questi limiti consacrati subivano sempre le stesse modifiche della mura”. Dentro questo spazio, nessuno poteva essere armato, in modo che le esercitazioni militari dovevano essere tenuti fuori il pomerio. E anche le guerre avevano luogo solo extra urbem: quando Lucio Cornelio Silla era dittatore, fu decretato che nessuno potesse portare uno stiletto o un pugnale con cui poter commettere un omicidio o una rapina. Quando la violenza scoppiò di nuovo questa proibizione fu attenuata, però Pompeo arrivò a sdegnarla completamente quando, con il pretesto di conservare la pace, introdusse truppe nella città e allo stesso tempo vietò che i civili fossero armati. Successivamente Augusto diede il permesso ad alcuni – per esempio ai vigili, ai custodi e ai pretoriani – di portare armi in città. Ma Augusto non considerava le armi adeguate alla pace. Infatti i cittadini non furono affatto più sicuri quando il diritto di essere armato era in vigore. Augusto si sforzò di rendere effettiva la Lex Iulia de vi, con la quale vietò le armi tranne che per la caccia o il viaggio. Anzitutto, Augusto voleva diminuire il numero di servi e liberti armati dai loro padroni affinché potessero portare scompiglio nella città. La battaglia di Augusto contro i ladri e i cospiratori ebbe successo. La pace è stata restituita alla città. Ma la proibizione di armi era solo una parte dell'intero programma di Augusto per eliminare pericoli dallo Stato. Impariamo dai Romani che le regole sulla detenzione delle armi non sono l'unico modo per garantire pace tra gli uomini. La regolazione delle armi costituisce solo una parte del tentativo di promuovere la sicurezza pubblica, né un singolo uomo può proteggere lo Stato. La tutela dello Stato è il compito di tutti, perché ciascuno ha il dovere di difendere se stesso e di rispettare gli altri.
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