giovedì 7 dicembre 2017
Ieri (“Foglio”, p. 1: «Il magnifico Lutero di Silvana Nitti») un elogio meritato – da quel che si capisce – di una biografia di Martin Lutero (Ed. Salerno) che esalta i pregi del volume, con questa affermazione: «Lutero sapeva tutto di Dio, cioè niente, e sapeva tutto, ma proprio tutto dell'uomo (altro che Freud)»! Lampi di intelligenza, ma con singolare conclusione: «Il libro... ci spiega che la differenza, da 500 anni in qua, è questa: loro non dubitano di Dio, ma di sé stessi sì, e molto, laddove noi, chiesa cattolica compresa, dubitiamo di Dio padre giudice misericordioso, e lo mettiamo di lato o lo cancelliamo per scavare sotto e sopra noi stessi». Che dire? Che per caso proprio ieri su tanti giornali (p. es. “Nazione-Carlino-Giorno”, p. 16) leggi che in una conversazione con “Tv2000” «Il Papa corregge il Padre Nostro: “Dio non ci induce in tentazione”» e, ancora, «Non è Dio, ma Satana che ci induce in tentazione». Dunque la Chiesa non solo non “dubita di Dio”, e non lo “cancella”, ma ripete per l'ennesima volta, come da sempre si è fatto in sede propria, che la traduzione dell'aoristo del verbo greco “eisphéro” preceduta dal “mè” negativo, dice chiaro che si invoca la protezione divina perché noi “non cediamo” alla tentazione, al rischio cioè del rifiuto di Lui e della sua Misericordia. E allora? Allora chi sempre pretende di correggere papa Francesco non vuol prendere atto che spesso lui corregge, in chiave liberatoria e misericordiosa, lentezze e ritardi di tanti che sentendosi da sempre “padroni” di una certa idea di Dio a proprio uso e consumo, per tanto tempo hanno creduto di avere in mano anche la chiave della salvezza e della dannazione altrui. Beh! Questa coincidenza nell'attenzione pubblica è proprio un bel caso, e servirà a capire meglio non solo Lutero, ma anche il presente di questa Chiesa cattolica che non “cancella” Dio, ma lo rende vicino.
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