Tra la vita e i sogni la linea di un confine «buono»
giovedì 11 ottobre 2018
Marco Voleri
C'è un film di Woody Allen che amo: Match point. Inizia con una inquadratura fissa su una rete da tennis e una palla che passa da una parte all'altra del campo. A un certo punto la palla sbatte sul nastro. Il concetto espresso dal grande regista, in modo metaforico, è basato sulla fortuna: la palla colpisce il nastro, può andare nell'altro campo e far vincere la partita. Oppure rimanere nel proprio, e causare la sconfitta. Fortuna, sottolinea lui. Confini, dico io. Senza i confini non si giocherebbe nemmeno a tennis: sarebbe impossibile capire se la palla è out oppure in gioco.
Spesso nel nostro immaginario abbiamo un'accezione negativa del concetto di confine. Anche il triplice fischio dell'arbitro in una partita di calcio, sofferta e combattuta, è un confine. Penso alle finali dei Campionati del mondo, almeno quelle che ho vissuto io: nel 1982 scendemmo tutti in strada, avevo solo sette anni ma quella felicità me la ricordo benissimo. Senza il confine di quel fiato soffiato nel fischietto non sarebbe esistita la partita. Lo so, è un punto di vista singolare. Ma anche una cima raggiunta è il bordo di un confine. Pensate alla fatica che si fa per arrivarci a piedi e ai paesaggi che quel confine ci regala. È bello vedere un bimbo che colora un'immagine e va fuori dai bordi. Ma quei bordi, quei confini, delineano esattamente il suo desiderio di creatività, fantasia, intuizione. I confini diventano invece elemento negativo nel momento in cui ci si ostina a pensare che siano un mero strumento di divisione.
Coloro che tracciano sempre limiti e confini, intesi come paletti, barricate o frontiere, potrebbero essere davvero quelli a cui da bambini negavano la libertà di colorare fuori dai bordi. Il confine, a mio avviso, ha la sua ragione di esistere, vissuto nella giusta misura. Senza di esso sarebbe un mondo privo di semafori o passaggi a livello. O, più semplicemente, senza valori. Diceva la grande poetessa Alda Merini: «Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni».
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