Terra (e carta) piena di eroi esploratori, fantasmi e villain
sabato 30 gennaio 2021
Ore formidabili per la stampa italica. Il Press Party si affolla di responsabili e voltagabbana, esploratori e fantasmi, ma soprattutto eroi. Il primo è evocato da Aldo Cazzullo sul “Corriere della sera”: «Navalny è un eroe. La parola è abusata» ammette il notista, ma «non si potrebbe definire diversamente un uomo disposto a mettere in gioco i suoi beni, i suoi cari, la sua stessa vita, per il suo Paese». Accanto all'eroe è bene ci sia un'eroina, la «Donna leggenda» (titolo su “Repubblica”) raccontata da Giampaolo Cadalanu inviato a Tunisi: «Abir Mussi è la conferma di una leggenda, quella che racconta le tunisine come donne forti e decise».
E in Italia? Secondo «Libero» un eroe, condottiero e salvatore ci sarebbe. Paolo Bechi: «L'unica persona che può oggi andare in Europa a testa alta si chiama Mario Draghi. Il problema è però che oggi non lo vuole nessuno». Proprio nessuno? Supereroe Draghi è l'Uomo Invisibile per Claudio Tito (“Repubblica”), il «convitato di pietra», «l'invisibile protagonista». Caratura lievemente inferiore pare abbia un'altra figura mitica: l'esploratore. Ugo Magri (“Stampa”): «Il Quirinale non esclude l'ipotesi di Fico esploratore». Sempre a scalare ecco un arroccato Rocco Casalino nel ritratto di Monica Guerzoni sul “Corriere”: «Io non mollo, non mollo. Io non mollo manco morto».
Poiché il villain – il furfante di romanzi e film – in genere è più interessante dell'eroe, è logico che Luigi Vitali abbia tanto spazio. «Voltagabbana di andata e ritorno» per Marco Travaglio sul “Fatto”; girovoltista nelle confidenze al “Corriere”: «Sei ore da “responsabile”. Silvio mi ha chiamato, torno da lui». Allora ha ragione il “Giornale” quando parla di «scappatella cancellata da repentino pentimento» (Fabrizio de Feo), oltre a «voltafaccia» e «dietrofront». E tuttavia i veri villain sono mossi dai sentimenti: «Ho fatto una figuraccia – confida Vitali a Niccolò Carratelli della “Stampa” – ma ho agito in uno slancio di generosità». Cinismo? Calcolo? No, cuore!
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