Taranto, imprese e università per una nuova ecologia integrale
venerdì 12 aprile 2019
Nell'introduzione a questa rubrica ho volutamente parlato di impresa come capacità di "intraprendere", ovvero di dare vita a progetti spesso difficili ma in grado di generare nel tempo valore economico e sociale. Da qui il desiderio di parlare oggi di un'"impresa" nel contempo umile e ambiziosa, antica e profondamente moderna: la presenza a Taranto della Pontificia Università Antonianum in un progetto che vede la collaborazione determinante della Camera di Commercio, di un gruppo di imprenditori legati all'associazione "Costellazione Apulia" e di Askesis, la società di formazione di cui sono fondatore. Ne parlo con Padre Giuseppe Buffon, professore ordinario dell'Antonianum, uno dei massimi esperti della storia del Francescanesimo e responsabile di questa "bellissima impresa": «Il progetto ha avuto inizio nel 2016 grazie alla "Laudato si'" e attraverso una serie di laboratori in cui avevamo coinvolto esperti di economia, diritto, filosofia, etica, teologia, per riflettere assieme sul fondamento francescano dell'Enciclica e la sua modernità. Questo lavoro, confluito in un saggio, ci ha convinti del fatto che fosse necessario dare avvio ad un progetto interdisciplinare che coinvolgesse anche il mondo dell'impresa per divenire effettivamente capace di orientare un pensiero e una concezione del sapere nuovi e in grado di indicare vie di soluzione all'attuale crisi ambientale, sociale ed economica. In questo percorso, attuato a Taranto grazie al supporto della Camera di Commercio, ci siamo resi conto che le imprese non sono solo serbatoi di esperienze economico-lavorative, bensì protagoniste di una società che cerca vie di uscita stabili dalla crisi. Le imprese possono diventare i principali soggetti politici del cambiamento sociale e culturale in corso e meritano di essere poste al centro di questo cambiamento; un processo nel quale anche l'Università deve porsi come soggetto subalterno, al servizio dell'intrapresa. Serve avviare una reale circolarità tra accademia e impresa, tra pensare e agire, per arrivare ad una governance capace di favorire soluzioni concrete ed orientate al bene comune».
Sono al fianco di padre Giuseppe – assieme ad altre persone splendide – nello sviluppo di questo progetto, ne vedo l'altezza e la concretezza, ne tocco con mano le difficoltà e le potenzialità, ma ci sentiamo aiutati in questo dall'essere accolti proprio da questa città, aperta da una parte verso l'orizzonte e il futuro e dall'altra scossa da un passato poco lungimirante. Per questo gli chiedo di dirmi qualcosa di più degli obiettivi che lo animano, perché altri possano comprenderlo e sostenerlo: «Nel primo incontro tra l'Antonianum e gli imprenditori ci siamo posti una domanda fondamentale: quali nuove strategie manageriali serve adottare per affrontare i costi di un modello di sostenibilità imprenditoriale che sia rispettoso delle risorse, attento agli effetti del degrado ambientale e sensibile alle conseguenze delle economie fragili e alla salvaguardia dei diritti delle generazioni future? L'obiettivo quindi non può essere che quello di provare a dare risposte ampie e concrete a questa domanda e abbiamo deciso di farlo attraverso lo sviluppo di un Diploma o "Master" in Ecologia Integrale, dedicato alle istituzioni educative ma anche a quelle professionali e imprenditoriali. Un percorso in grado di generare una nuova cultura, per una nuova economia, in una nuova società. Questo a partire da Taranto, città ferita da un modello economico e sociale che ha devastato l'ambiente e colpito persino la salute delle persone, ma anche città bellissima, porta verso il Mediterraneo, piena di energie e pronta a mettersi in gioco. Un laboratorio vero e proprio dedicato a nuovi paradigmi nei quali la dimensione della sostenibilità economica dell'impresa non soverchi quella sociale e non vada a detrimento di quella ambientale. La crisi complessa che sta vivendo il mondo intero e di cui Taranto è emblema non può trovare delle risposte settoriali: tutto è intimamente connesso e servono risposte globali». Da quando conosco padre Giuseppe sono già rimasto altre volte in silenzio dopo le sue parole. Oggi sono contento di poterlo fare nuovamente.
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