mercoledì 14 febbraio 2018
Sankt Moritz, 1948: i Giochi Olimpici invernali sono alla loro quinta edizione, ma l'Italia non ha ancora cancellato il numero zero dalla casella del medagliere. In realtà nel 1944, quattro anni prima, l'Italia avrebbe dovuto addirittura organizzare i Giochi nello splendido scenario di Cortina d'Ampezzo, ma la Seconda guerra mondiale aveva spezzato, fra tanti altri, anche il sogno olimpico. Nel 1948 il mondo intero è da poco uscito con le ossa rotte dal conflitto e la neutrale Svizzera sembra un buon posto per ricominciare. D'altronde la località dei Grigioni è pronta: vent'anni prima ha già ospitato i Giochi Olimpici invernali con grande successo, legato anche alla suggestione di una mitica pista naturale per lo Skeleton: la Cresta Run, 1.210 metri di lunghezza e 157 metri di dislivello. In quella occasione l'italiano Agostino Lanfranchi era arrivato quarto, a 3 secondi e 6 decimi dal bronzo.
Il mondo oggi ci permette di farci un'idea di che cosa significhi sfrecciare a pancia in giù su uno slittino. Su Youtube, se siete curiosi, potete percorrere virtualmente quella pista in soggettiva, grazie a una piccola telecamera montata sul casco di qualche matto. Ci sono anche un bel po' di immagini di ruzzoloni spaventosi, perché lo Skeleton è uno sport per cuori forti e abbastanza pericoloso, tanto che dopo Sankt Moritz 1948 non farà più parte del programma olimpico fino a Salt Lake City nel 2002.
Insomma, loro non lo sanno, ma i quindici atleti che partecipano alla gara si stanno giocando una medaglia che non verrà più assegnata per cinquantaquattro anni. Quattro Americani, quattro inglesi, quattro svizzeri, un francese, un austriaco e un italiano: si chiama Nino Bibbia, ha ventisei anni e a Sankt Moritz ci abita. Anche a lui, ma soprattutto a suo padre fruttivendolo della Valtellina che commerciava con la Svizzera, quello era sembrato un buon posto dove rifugiarsi durante la guerra, per evitare la chiamata alle armi. Narra la leggenda che Nino si divertisse a scendere su una cassetta della frutta lungo la Cresta Run, pista allestita per il divertissement dei turisti inglesi che alla fine dell'800 frequentavano l'Hotel Kulm. Partiva, nel suo punto più alto, nei pressi di una chiesa del XII secolo e, seguendo il letto di un fiume, serviva proprio a generare emozioni forti. Nino Bibbia, dunque scorrazza per puro divertimento sulla pista senza nessuna ambizione agonistica finché, alla vigilia del Natale del 1947, un cliente della famiglia Bibbia venuto a conoscenza della passione del giovane Nino per le discese sul ghiaccio, propone un baratto: la sua slitta da Skeleton in cambio di una cassa di Chianti.
Ora siete liberi di crederci o no, sta di fatto che nel giro di due mesi, Bibbia viene arruolato nella delegazione olimpica italiana e iscritto alla gara di Bob a due, di Bob a quattro e, ovviamente, di Skeleton essendo l'unico azzurro dotato di una slitta regolamentare. Nel Bob va così così, ma quando gareggia da solo, con sotto alla pancia uno strumento così minimalista da ricordargli, chissà, quella cassetta della frutta con cui aveva fatto conoscenza della Cresta Run, Nino esprime il suo meglio. Nelle prime due manches è secondo, ma nelle ultime tre succede un fatto decisivo. La partenza viene spostata più in alto, lassù vicino alla chiesa. Nino si esalta, l'adrenalina lo fa volare: segna il miglior tempo in tutte e tre le manches finali, batte l'americano John Heaton, portabandiera degli Usa, di 2 secondi e 4 decimi e il britannico John Crammond di 2 secondi e 9 decimi. Il figlio del fruttivendolo entra nei libri di storia: è, e per sempre sarà, il primo campione olimpico italiano ai Giochi invernali.
Bibbia continuerà a vivere facendo il fruttivendolo a Sankt Moritz, in un rapporto di simbiosi con la sua Cresta Run. Ogni volta che sente che il record della pista è stato battuto, sale sullo slittino e si riprende il record. Sankt Moritz, che a questi impavidi kamikaze della Cresta Run dedica un monumento, a partire dal 1968 dedica anche al più grande di loro una gara che si tiene ogni anno nei giorni del Natale: la Nino Bibbia Challenge Cup. La storia di un uomo comune, diventato in pochi mesi un eroe leggendario dello sport del nostro Paese (e non solo), ci ricorda quanto sia fondamentale che il talento incontri un'opportunità e, contemporaneamente, quanto occorra farsi trovare pronti al momento giusto.
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