mercoledì 12 settembre 2018
L'Antico Testamento conosce alcune voci femminili ben intonate nel cantare le imprese salvifiche del Signore. La prima di esse è quella di Maria, la sorella di Mosè, sulle cui labbra si pone il cantico del passaggio del mare in Esodo 15. Anna canta felicemente la sua guarigione dalla sterilità e la gioia di diventare madre nel cantico di cui è titolare: 1 Sam 2,1-11. Il capitolo 16 del libro di Giuditta pone in bocca alla protagonista del libro l'inno che conclude l'opera inneggiando al Dio che ha di nuovo liberato Israele. L'ultima donna da ricordare è Debora, autrice anch'essa di un inno di lode che menzioniamo per ultimo perché è proprio da esso che prendiamo l'immagine alla quale ci vogliamo dedicare: «Sussultarono i monti davanti al Signore, quello del Sinai, davanti al Signore, Dio d'Israele». (Gdc 5,5). Il contesto che ricorda le gesta salvifiche di Dio non si limita all'esodo. Qui noi ci accontenteremo di notare che Dio viene qualificato come quello del Sinai, tappa fondamentale dell'uscita dall'Egitto. Di quale azione sono protagonisti i monti? Il verbo nazal significa "fluire". Si potrebbe ben tradurre che i monti "grondarono". Espressione di una emozione fortissima provata davanti a una dimostrazione di forza sbalorditiva. I monti potrebbero essere il simbolo dell'impassibilità, di quanto è impossibile "smuovere". Eppure persino loro sono in grado di percepire la potenza con cui Dio agisce per salvare.
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