Sul treno verso Sud la scoperta di un Paese piccolo ma grande
sabato 26 novembre 2016
Il treno parte al mattino e corre veloce verso il Sud. I finestrini sono oscurati da tende grigie, un uomo dorme con un bambino accanto che ha in bocca il ciuccio ma gli occhi spalancati, una ragazza lavora al computer. Sento il fruscio dalle ruote sulle rotaie. Il sole illumina dei suoi primi raggi le campagne, i paesi, le città dove il nostro treno si ferma appena qualche minuto. Non più di quattro ore per raggiungere da Roma la terra di Puglia mi fa pensare quanto sia piccola questa patria tanto ricca di storia, di avventure, di guerre e di una grande vitalità. La vocazione agricola che fin dai tempi più remoti portò le differenti popolazioni a lavorare i campi, a produrre olio e vino, spiega anche le dispute e le guerre che si svolsero nel medioevo tra i vescovi e i feudatari locali. Seguendo i sentieri, i viottoli campestri, i muretti e i filari di pietra si potrebbe ricostruire le vecchie piantagioni e quindi la vita di questa antica gente che aveva scelto come patrono S. Michele Arcangelo al quale aveva dedicato chiese e cappelle in tutto il suo territorio.
Lascio Bari nata attorno al Duomo di pietra che al tramonto si colora di rosa e prendo la strada per Bitritto dove mi aspettano nel Castello Baronale per un ricordo di mio padre. Anche qui la storia ha lasciato tracce che non si possono dimenticare: lo scontro tra il potere dell'autorità religiosa e l'autorità regia del medioevo, ma anche il fiorire delle Confraternite, le celebrazioni delle feste, le cure verso i defunti o la minaccia delle grandi calamità. Graziosi palazzi, ricchi portoni, facciate con decorazioni in pietra che hanno mantenuto la loro dignità nel tempo. È domenica e mi aspetta in chiesa un folto gruppo di bambini che seguono la Messa, attenti e silenziosi. Quasi d'improvviso il sacerdote mi chiama a raccontare loro qualche cosa della mia famiglia. Cerco allora di tornare indietro nei miei anni quando avevo l'età di chi oggi mi ascolta. E racconto di mio padre quando costruiva per me il presepio dal Natale. Per risparmiare andava fino al mare a raccogliere la sabbia, poi prendeva il trenino fino ai Castelli romani per avere a disposizione muschio vero e rami e cortecce di pino. La costruzione del cielo era compito della mamma che riusciva a trapuntare una carta blu scuro con tante stelle di luce. Queste povere cose, la notte di Natale accoglievano un Gesù Bambino forse un po' infreddolito, ma la grotta era piena di angeli che Maria e Giuseppe avevano chiamato per partecipare alla festa e per me quel presepio è sempre stato il più bello e il più vero.
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