SUI MONTI DI SION
venerdì 14 settembre 2018
Nel salmo 133 l'autore verbalizza come nel gruppo di pellegrini, di cui fa parte c'è aria di festa e buona compagnia. Egli però non è un viandante superficiale. Sa che lui e i suoi compagni stanno camminando per il Signore e verso di lui. Per questo c'è fraternità. L'immagine che egli impiega per ritrarre il clima fraterno del santo viaggio è la seguente: «È come rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion» (Sal 133,3). Le due realtà orografiche messe in parallelo sono assai differenti. L'Ermon rappresenta la cima più alta che un israelita possa conoscere. Dalle sue nevi perenni nasce il Giordano, spina dorsale idrica della terra promessa. I monti di Sion sono invece parenti stretti delle brulle montagne del deserto di Giuda; non ci sono né fiumi né torrenti che sgorgano da essi, non vegetazione rigogliosa su di loro. La rugiada dell'Ermon è abbondante, garantisce alla catena un manto vegetale ricco, verde, nutriente, caratteristiche scarse sui monti di Sion. La fraternità rischia spesso di essere striminzita; l'insufficienza è sempre in agguato verso di lei. Il salmista vede il pellegrinaggio non solo come un trasferimento di persone da un luogo all'altro, lo avverte ancora di più come lo specchio dei prodigi divini per vitalizzare Israele. Se in natura non avviene che la rugiada del Sion sia copiosa come quella dell'Ermon può però capitare che la misericordia divina rinfreschi la fratellanza nel suo popolo.
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