Sui «miei santi in Paradiso» correzioni e speranze vive
giovedì 10 gennaio 2019
Torno per un mio errore su «I miei Santi in Paradiso» di Leonardo Sapienza e Roberto Rotondo: edito da Libreria Editrice Vaticana, e non da Vivere in. Poi perché (p.190) leggo il grido di Paolo VI allora arcivescovo di Milano – «Pane, tetto e lavoro non debbono mancare a nessun uomo!» – che anticipa quello di Francesco ai movimenti popolari sul diritto alle tre T – terra, tetto e lavoro, in spagnolo trabajo – che fu detto "rivoluzionario". Il libro esce per il centenario della nascita di Giulio Andreotti, accusato in vita per cose sbattute in prima pagina anche mai provate, e mi richiama qualche mia critica a lui per l'identificazione di cattolici e Dc.
Con lui un solo incontro personale, ma spesso qualche scambio veloce di biglietti che una volta mi indirizzò così: «Al mio pignolissimo critico». In uno di essi (25 ottobre 1991) scrisse: «Grazie, caro Gennari, dell'apprezzamento sul mio commento alla visitata Chiesa cinese. Con i miei saluti». Promosse già allora i contatti con la realtà viva della Chiesa in Cina, e per questo fu criticato da molti, anche di Chiesa, che vedevano nella cosa una concessione al mostro del comunismo, e lo dissero anche "traditore".
In questi giorni segnali nel merito. Qui (8/1, p.4): «Tra Santa Sede e Cina una pagina nuova». Su "L'Osservatore Romano" vari titoli per nuovi contatti Vaticano-Cina, e ieri «Il leader nordcoreano a Pechino»: in prima! C'è ancora nel mondo di oggi, forse anche nel mondo cattolico, chi non riesce a sentirsi vivo senza pregiudizi sul nuovo che dà speranza e respiro, e pensa a Chiesa e mondo come cose del proprio cortile privato. Ecco: segni di speranza anche in nome della Santa Sede, con buona pace di qualche sciagurato che pure dovrebbe capirne, ma oggi scrive, testuale: «L'ultima certezza della Chiesa (di Francesco) è l'immigrazione». Miserie!
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