sabato 7 giugno 2008
Buongiorno Europa. Non sembra vero che sia arrivato il giorno fatidico senza che sull'Italia pallonara si sia scatenata una qualche tempesta scandalistica. Ci avevamo fatto l'abitudine, finendo per considerare beneauguranti anche certe disgrazie che - come il Calcioscommesse e Calciopoli nell'Ottantadue e nel Duemilasei - avevano anticipato altrettanto clamorosi trionfi.
È pur vero che la tassa alla sfortuna l'abbiamo pagata con il forfait di capitan Cannavaro, il cui sorridente coraggio è peraltro rimasto nel ritiro azzurro a testimonianza di un forte amore per la Nazionale già messo in discussione prima da Totti eppoi da Nesta. Adesso non ci resta che giocare e sperare di far nostra, quarant'anni dopo, la Coppa Henry Delaunay di Riva, Anastasi, Prati, Mazzola, De Sisti, Zoff e compagnia dei Piedi Buoni. E non sarà facile, come dimostra la nostra tradizione negativa spiegabile non tanto con motivazioni "caratteriali" (l'Europa non è nelle corde degli azzurri, si dice) ma con una indiscutibile verità: gli Europei sono piu' difficili dei Mondiali.
Al proposito, non ho bisogno di entrare in dettagli storici: la composizione del nostro girone, con Olanda, Romania e Francia, spiega da sola le difficoltà del torneo continentale. Oggi, giorno dato ai pronostici, non so dirmi ottimista: la Nazionale di Luca Toni è sicuramente forte, penso però che il Portogallo di Ronaldo, la Spagna di Fabregas e la Germania di Ballack lo siano di più. Anche per motivazioni superiori alle nostre. Temo, in chiave psicologica, soprattutto il fastidio che potrà darci la Romania. Questa è la vera Nazionale del Riscatto, i suoi giocatori indossano metaforicamente quella divisa di combattenti della vita che tante volte è stata onorata dagli azzurri, dagli ex italianuzzi stortignaccoli capaci di far miracoli - e vincere Mondiali, quattro - per orgoglio, rabbia, necessità "patriottica". Fossero Mussolini o Spadolini i "duci" d'occasione.
Eccoli, dunque, Mutu e Chivu - che abbiamo ampiamente soddisfatto con ruoli di primo piano e euromilioni - guidare una truppa assatanata della quale fa parte, lo dico divertito, per la curiosa coincidenza, anche Banel Nicolita, il ragazzo rom la cui vita è stata felicemente rivoluzionata da Zenga che lo volle alla Steaua di Bucarest nonostante l'avversione dei tifosi: questi - tutto il mondo è paese - non lo volevano perche' "zingaro", e gli zingari, a Bucarest, giocano solo nel Rapid. La seguirò con timore, la Romania, ma anche con simpatia: mi piacerebbe vederla promossa insieme all'Italia.
Oggi si gioca, dunque, e ci sarà già una significativa presenza italiana: all'arbitro Roberto Rosetti - con gli assistenti Griselli e Calcagno - è toccato l'onore di arbitrare la partita inaugurale fra Svizzera e Cekia, a Basilea. Scelta di qualità, omaggio all'Arbitro Italiano (e al superdesignatore Collina), alla faccia di quelli che hanno inveito tutto l'anno conto i nostri fischietti. Per carità, quando hanno sbagliato non gliel'abbiamo mandato a dire: ne sa qualcosa Rizzoli, teoricamente il più bravo del nuovo corso, fatalmente smarrito nel campionato appena concluso. Ma fa ridere, alla luce della considerazione europea, leggere il frutto degli approfonditi studi dell'Osservatorio Arbitrale che ha appena sancito il "vero" risultato del campionato dopo avere valutato centinaia di errori dei fischietti: scudetto alla Roma, seconda la Juve, terza l'Inter. Se Mancini fosse stato licenziato ieri, dopo le comunicazioni dell'Osservatorio, avrei capito Moratti: scusa
postuma.
Sempre sul fronte arbitrale, qualcuno ha scoperto che negli stadi di Svizzera e Austria le partite si vedranno due volte, sul campo e sui tabelloni; senza indugiare sulle sviste arbitrali, non ripetute al ralenty, mentre si rivedranno i gol e le azioni tecnicamente e agonisticamente più pregevoli. Ne avevo già parlato con Collina, tre settimane fa, a «Radio anch'io»: eravamo reduci da Mosca dove, durante la finale della Champions League giocata nel vecchio Stadio Olimpico Lenin, avevamo potuto godere le imprese di Manchester United e Chelsea, e il penoso scivolone di Terry, poprio grazie alle ripetizioni sui tabelloni. L'esperimento, iniziato in Corea-Giappone nel 2002, è arrivato a buon punto. Tutto va bene, in nome del Vero Gol. Fuorchè la moviola in campo.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI