Stevenson, più del raccolto conta il seme piantato
sabato 6 dicembre 2014
Due giorni per un carosello di impegni organizzato dal Circolo “Verso l'Europa” di Olmo, piacevole frazione della città di Arezzo. L'amico di sempre, Donato Palarchi, promotore e sostenitore di questo circolo, nato per promuovere l'idea di una Europa Unita, ancora oggi dopo tanti anni di attività ha voluto ricordare De Gasperi, padre della nostra patria Europa. Per questa ragione mi accompagna a Loppiano. Era già sera e la strada che s'inoltra in un grande parco sembrò scoprire un incantato labirinto di piante, di prati, di fiori fino ad un inaspettato e moderno auditorium. Sono gli studenti di “Sophia” che studiano e lavorano anche per aderire ad un progetto di Economia e Comunione, basato sulla condivisione degli utili a favore dei più poveri. Più che un progetto è una filosofia che corrisponde ad un testo di Robert Louis Stevenson, che trovo su una delle loro pubblicazioni, dove dice: «Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato». Testo che potrebbe andare bene anche per quel “mestiere della politica” di De Gasperi che mi apprestavo a raccontare al giovane pubblico di quella sera. Il mattino dopo nella pieve di Santa Maria di Arezzo, armoniosa e severa nel bianco dei suoi marmi viene offerto un concerto della Schola Cantorum di Saione, con brani di musica che mio padre amava. ( E qui sono sempre incerta se scrivere mio padre o nostro padre, poiché più si studia il suo tempo, più ci si accorge quanto la sua vita fosse consumata per il bene di tutti.) Le volte della Pieve ingigantivano le note di Mozart, Rossini, Vivaldi, Bizet mentre le voci del coro scendevano lungo le imponenti navate a coprire un pubblico silenzioso e attento. La nascita di questa chiesa non è certa, ma una epigrafe del 1680 sul primo pilastro a destra parla di un tempio pagano dedicato a Mercurio dove più tardi sarebbe stata costruita una chiesa. È 1a sorte di molti dei templi dedicati agli dei e non per mancanza di spazio, ma per far capire al popolo che il trionfo era da attribuirsi ad un vero e solo dio , tutti gli altri avevano perduto. Una piacevole esperienza fu per me l'incontro, con il vescovo emerito di Fiesole, monsignor Giovanetti, e i vescovi e sacerdoti d'Africa. Fu questa l'occasione per raccogliere aiuti nel “pranzo di solidarietà” di Olmo in favore dell'orfanatrofio della città di Kigoma, in Tanzania, in una delle regioni più povere del mondo. I ragazzi qui raccolti, dai 3 ai 18 anni, sono stati abbandonati o rimasti orfani a causa dell'Aids che in questi Paesi miete milioni di vittime ogni anno. Poveri noi quando davanti ad un san Pietro dalla barba bianca ci sentiremo chiedere: «E tu cosa hai fatto per i tuoi fratelli d'Africa?».
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