sabato 10 gennaio 2015
Giorni di “satira” e di tragedia. Si può ridere su tutto, ma ridere non è deridere. Si può ridere della morte – Gioachino Belli la chiama «la commare secca» – ma ridere durante un funerale alla faccia del pianto altrui diventa violenza, orribile irrisione. Ecco: ieri (“Foglio”, p. 2) a firma illustre e stimato collega, trovo un'incredibile gigioneggiare derisorio sulle divisioni, addirittura su uno «scisma» nella Chiesa cattolica come in quei paraggi giornalistici – muovendo accuse continue al Papa e a chi lo segue – si scrive ripetutamente e con voluttà polemica: quattro colonne divertite, ma per nulla divertenti… Pensi a uno scherzo maligno, a una firma rubata, e attendi una smentita indignata del presunto autore. Niente! Stesso “Foglio”, poi (p. 3) trovi una vignetta a firma Vincino – questa sì professionalmente satirica, sebbene difficile da capire di fronte alle notizie che si inseguono da Parigi – curioso di conoscere la “marca” della “scarpa” perduta dal terrorista assassino di Parigi, e leggi questa conclusione: «Aspettiamo una precisazione». Proprio così. Rileggi allora quanto sopra e attendi una precisazione, una smentita, un sussulto di realismo. Si tratta della Chiesa, “madre” temporale dei figli di Dio, Corpo Mistico di Cristo, quella dell'«Ut unum sint» invocato dal Signore Gesù. Si dirà che è un «sorriso»? Non pare. Ascolti le notizie da Parigi mentre lì leggi di una San Pietro trasformata in «Grande Moschea Bianca di Roma»! Così, con le premesse già poste nei giorni scorsi, nell'attuale clima di tragedia e morte per tante ragioni, diventa un'incredibile irrisione. Davvero si può ridere di tutto? Anche immiserire la risata di fronte alla morte violenta, moltiplicata e voluta di fratelli diversi, che livella tutto in un ghigno irridente, persino l'ultima preghiera del Signore Gesù? Che malinconia!
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