Smemoratezza e «Ut unum sint» tra grandi drammi e rammarico
giovedì 19 gennaio 2017
Sassi. 1) «E il Papa fa litigare pure i cronisti... Paradossi dell'era Bergoglio: ora i cronisti s'inventano teologi» (“Giornale”, 17/1, p. 12). Stefano Filippi sulle diversità odierne tra i «vaticanisti» è sicuro: «il fenomeno non ha precedenti». Memoria corta! Una lunga, o anche solo competente, saprebbe che già nel 1977 in Sala Stampa fior di giornalisti anche esperti in teologia discutevano animatamente. Nomi e argomenti in questione da riempire pagine. 2) Ieri qui (p. 3): «Al via la Settimana di preghiera ecumenica», e in tema già martedì (p. 20): «Lutero. Il riformatore tragico». Franco Ferrarotti, noto esperto di analisi del fatto religioso, descrive le vicende della “Riforma” anche come dramma personale di Martin Lutero. In autunno saranno 500 anni dall'editto iniziale e di recente, sulle tracce dei suoi immediati predecessori e soprattutto di Benedetto XVI nella celebre visita a Erfurt, papa Francesco ha fatto «memoria» dell'evento. Per caso ho tra le mani una traduzione del 1984 di don Ubaldo Ripa – prete oggi ottimo parroco nelle Marche e allora studente in Germania – di “Un sermone sul sacramento della confessione del dottor Martin Lutero” datato 1519 e successivo di due anni alla rottura, più riflettuto e calmo delle “tesi” affisse. Qui Lutero ammette ancora il carattere sacramentale della “penitenza” e pare ancora disposto a un dialogo che non è rottura... Leggo e ricordo padre Agostino Trapè, grande studioso di Agostino, e poi anche Padre Generale degli Agostiniani... Dalla sua cattedra già 50 anni orsono diceva che se da Roma invece del Caietano, domenicano e ostile a qualsiasi novità, esperto di Tommaso, ma spesso oscuro e involuto, avessero inviato a dialogare con Lutero un confratello agostiniano forse la Riforma non ci sarebbe stata, o non sarebbe stata così dirompente... Rammarico!
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