giovedì 8 ottobre 2015
Sinodo in pagina: molti accordi e qualche “stecca”. Capita che sul “Corsera” (6/10, p. 4) Dacia Maraini si interroghi su «La difficile chiarezza sull'amore naturale», ma con qualche evidenza per lei per nulla chiara, fino ad arrivare a vedere un «merito» nell'uomo di Chiesa (omosessuale) che ha voluto «uscir fuori» scegliendo tempi e modi sopraffini per proclamare una sua patente contraddizione. Libertà, ma confusa! Lucido invece Giuliano Ferrara e, pur un po' forzato, stavolta apprezzabile sul “Foglio” (p. 1: «Appello per un sinodo laico») nel chiedere all'«intelligenza» laica («non tonsurata») qualche domanda, qualche risposta e qualche ipotesi su «l'orizzonte di vita che si frammenta» quando appare logorato «il punto critico della generazione e dell'amore, dell'educazione e della solidarietà, dell'amicizia e della coesistenza domestica», avvertendo che «non è un problema di Catechismo» e allora anche il Sinodo cattolico è importante per tutti, ben oltre i confini di Chiesa. Lucido anche e tirato giù tutto in un fiato un torrente di Franco Cardini (“Secolo XIX”, p. 1): «La misericordia non contrasta con giustizia e verità: non giudicare, ma saper discernere e decidere. Questo chiede Francesco al Sinodo. Se l'otterrà, un altro passo della sua rivoluzione cristiana sarà compiuto». Stecca innaturalmente invece (“Italia Oggi”, p. 11: «L'omosessualità non è invalidante») Antonino D'Anna: protesta perché secondo lui sul tema «l'atteggiamento della Chiesa è cambiato radicalmente in pochissimi anni, si sta assistendo ad un generale disorientamento e c'è chi perde ogni inibizione e scardina tutto». Aggiunge persino che qualcuno ha osservato che in passato «la famiglia… è stata idealizzata» e ha osato aggiungere che «anche nelle unioni» gay può esserci qualche volta «un frammento d'amore, donazione e sacrificio reciproco». E allora?
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