Si fa musicale l'epopea azzurra (ma con un cartellino rosso)
giovedì 8 luglio 2021
Che serata una serata come questa, da rievocare con colleghi e amici negli anni a venire. Quando la partita termina a una manciata di virgole dalla mezzanotte, le rotative profumano d'inchiostro bollente e devi cucinare una, due, tre, dieci e più pagine. Quando l'articolo lo scrivi a tappe e con la variante, una versione se vincerai, un'altra se perderai. La lucidità può appannarsi e si può andare fuori giri. Alla larga il sacro dal profano, e il calcio è profanissimo. Così, se il «Dio salvi Donnarumma» di Enrico Currò ("Repubblica") è da semplice richiamo verbale, perché in fondo evoca l'inno inglese, il «Dio è italiano» a caratteri cubitali del "Corriere dello sport" in prima è da cartellino rosso.
La sesta fatica degli erculei cronisti sportivi è affollata di richiami musicali: Raffaella Carrà, ma anche Battiato, Conte, Iglesias... Tutte le citazioni sono dai quotidiani di ieri, mercoledì 7/7.
«Italia, Fiesta final» (titolo, "Corriere"). «Fiesta! Italia eroica a Wembley» (titolo, "Gazzetta"). «Fiesta Italia» (titolo, "Libero"). «Carramba» (titolo, "Quotidiano nazionale"). «Carramba che Italia!» (titolo, "Stampa"). «Loro col Tiqui Taca e noi col Tuca Tuca. Alla fine l'abbiamo vinta all'italiana. Con il coltello tra i denti» (Andrea Di Caro, "Gazzetta"). «Loro con il tikitaka, noi con il nostro Tucatuca nel cuore: non poteva che finire così» (Fabrizio Roncone, "Corriere"). «Come cantava Julio Iglesias: "Con l'orgoglio ferito di chi poi si ribella, quando ti arrabbi sei ancora più bella". Osservate. Minuto 15': Donnarumma deposita delicatamente a terra il pallone come farebbe con un gatto» (Luigi Garlando, "Gazzetta"). «Mancio tiene sempre Jorginho come "Centro di gravità permanente"» (Matteo Dalla Vite, "Gazzetta"). «Aggrappati a quel nasone di Chiellini, quel naso triste come una salita che ci riporta all'epica di Bartali» (Di Caro, "Gazzetta"). «La faccia triste di Luis Enrique» (Mario Sconcerti, "Corriere"). «Donnarummaaaaa! Jorginhooooo!» (Piero Mei, "Messaggero").
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