Sentenze e facezie: tutte laiche
mercoledì 30 gennaio 2008
Cose serie alla leggera, e viceversa, per riflessioni tra il sorpreso e l'allegro. Sul "Corsera" (28/1, p. 27) Sergio Romano affronta il tema della laicità nei rapporti tra fede e politica, ripensa a De Gasperi e pare scoprire con sorpresa che «in Italia all'epoca di De Gasperi esisteva, per i cattolici in politica, un potere superiore a quello dello Stato», aggiungendo serio che «è probabile che negli anni successivi le cose non siano sostanzialmente cambiate». Che dire? Sorprende la sorpresa. È infatti così da 2000 anni: tutto il cristianesimo è fondato sul principio che lo Stato viene dopo una realtà superiore. Anzi: dopo due, Dio e l'uomo, che tuttavia in concreto diventano una cosa sola. Lo Stato potere supremo è principio base di tutte le dittature, nazismo, fascismo e comunismo reale compresi, ed è inconciliabile con il Vangelo. Uno Stato che ordina la soppressione degli ebrei o dei minorati deve essere obbedito come superiore a tutto? Strano davvero che un intellettuale come Romano sia sorpreso se non lo è. Un po' bizzarro, anche, che uno come lui si dica poi ammirato della «separazione assoluta» tra Chiesa e Stato vigente negli Stati Uniti. Si sa quanto in concreto contino i temi religiosi da quelle parti, ove il Presidente entra in carica giurando sulla Bibbia nel nome di Dio. Fin qui cose serie alla leggera. Per le leggere dette sul serio ecco Marco Pannella ("Il Giornale", 24/1, p. 10): «Sarei pronto a fare il premier, in caso di necessità». Certo! Resti tra noi, ma anche Malpelo sarebbe pronto, ma solo "in caso di necessità", a dirigere il "New York Times".
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