domenica 11 marzo 2012
   Questa rubrica settimanale si rivela nel tempo impegno più gravoso del previsto. La possibilità di scrivere in assoluta libertà si sta trasformando, nei fatti, in edificazione di una struttura fortificata a salvaguardia di tutto ciò che va protetto quindi non scritto: in vigilata libertà. Innanzitutto la dimensione dell’intimità che non ha niente da nascondere ma ancor meno da esibire si sottrae, per scelta consapevole, al dibattito. All’intimità si addice il pudore. Esiste poi una dimensione del fare non riducibile alle parole; se un gesto può evocarne mille non saranno duemila parole a poter sostituire quel gesto. Il mondo dell’informazione, così soggetto alle leggi dello spettacolo da risultarne branca, sfuma velocemente nel regno della chiacchiera. Ogni affermazione, anche una casuale constatazione, diventa occasione di polemica ed ogni polemica trova una collocazione politica. Sottrarsi è sempre più difficile; forse l’eremo lo permette, qualche cenobio ne ribolle. Maldicenze e pettegolezzi mi intristiscono: – lo sai che … – – no, non lo voglio sapere – e comunque la mia simpatia tende agli sbeffeggiati, i disgraziati di turno che, si badi bene, non sono gli stessi delle generazioni precedenti. I riprovevoli di allora oggi dettano legge, hanno fatto dei loro vizi, delle loro manie, il bon ton cosmopolita, sono i nuovi benpensanti, alfieri e custodi della civiltà che avanza. La polemica politica, in realtà, mi s’addice: sono uno grumo emotivo di nervi. Frasi del telegiornale appena percepite mi fanno saltare per aria; titoli e foto, spiegazzati e intravisti sui tavoli del bar, mi infiammano; conosco la rabbia che prende lo stomaco e straparlare imprecando sembra l’unica possibile via di scampo. Devo rifuggire, me lo sono promesso, la polemica. Se le concedo spazio, me ne lascio prendere, ne divento succube: eccita la mia vanità intellettuale, mi tonifica ma dà assuefazione, occorre aumentarne le dosi per mantenere l’effetto; un macigno che cresce, annebbia l’intelletto e grava sullo stomaco. Inutile combatterla, vanno rifuggite le occasioni prossime che la propiziano. Se mi concedo di leggere che, dall’eccelso della supercoscienza mondialista fattasi classifica, Ucraina e Moldavia sovrastano l’Italia per promozione del benessere femminile oltre che complimentarmi con le badanti che conosco per la loro invidiabile situazione, che fare? Meglio dedicarsi con leggerezza e cura alle attività quotidiane; coscienza di chi ha visto e sentito ben di peggio, altro gli toccherà, e non c’è che compiere il proprio dovere lasciando alla realtà delle cose, nella loro forza primordiale, la verifica e relativa punizione dell’umana stupidità. Capita che i miei buoni propositi si frantumino clamorosamente, nel caso raccolgo i cocci. Come tralasciare la questione Ici sui beni ecclesiastici? Già trovo esecrabile che lo Stato imponga una tassa sulla casa, abitazione, dei propri cittadini riconoscendo gli affittuari come virtuosi, anche solo di necessità, rispetto ai proprietari comunque riprovevoli nel loro possesso. Considero l’imposizione dell’Ici ai baretti, agli impianti sportivi degli oratori, alle attività commerciali delle parrocchie un insulto alla storia di questo paese. È una vergogna, né la prima né l’ultima; che sia poi una vecchia proposta del Partito Radicale fatta propria e imposta dall’Unione Europea all’Italia non fa che aggravarla evidenziando il rapporto succube, servile, tra uno stato sovrano che dovrebbe rispondere innanzitutto ai propri cittadini e una Entità semisconosciuta che non risponde a nessuno e si impone a tutti. Mi permetto un consiglio a questa nuova coscienza neo risorgimentale grondante giustizia e libertà: – mai pensato ai giorni d’astinenza e digiuno come attività contigue la dietetica? Scontrini, fatture, ordinamenti parafarmaceutici! – Suvvia cittadine e cittadini, un altro piccolo sforzo verso il grande bene comune.
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