giovedì 3 gennaio 2008
"Quando lo scienziato confessa: ho sbagliato": titolone ieri ("Corsera", p. 26) per Paola De Carolis ed Edoardo Boncinelli sui "mea culpa" di «luminari, studiosi e filosofi che riconoscono i proprio errori». Di più: «Una volta era raro che uno scienziato dovesse cambiare idea, oggi è probabilmente la regola». Leggo e d'istinto penso al solenne "mea culpa" di Giovanni Paolo II nel 2000. È un fatto: anche la Chiesa, nei suoi limiti umani, quando cioè non è protetta dall'ala dello Spirito Santo che ne garantisce indefettibilità nel tempo e infallibilità nella dottrina definita con pronunciamenti solenni e precisi, ha saputo chiedere perdono. Vado avanti a leggere e a p. 41 trovo Franco Cordelli che tutto compreso racconta idee teologiche "moderne" di un giovane e di un veterano che ragionando sull'"anima" sostengono l'uno che «le anime nel Paradiso sono come delle luminose note musicali», e l'altro che «noi durante la nostra vita mortale dobbiamo realizzarci come gocce d'acqua», e conclude rassicurato: «Luminose note musicali, o gocce d'acqua nel mare, comunque salvi saremo». Che dire? Che certe trovate moderne, pur immaginifiche e ricche di metafore variopinte, di fronte alla storia della Chiesa in 2000 anni di grande teologia, forse non dicono granché alla fede esigente. C'è ben altro nella teologia antica e moderna, come concretezza che pacifica nella speranza eterna. E insuperato c'è, per fortuna, sempre san Paolo (1Cor. 2,9): «Occhio umano mai vide, orecchio umano mai udì, cuore umano mai poté presagire ciò che Dio ha preparato per chi lo ama». Nessuna fantasia, antica o moderna. Che solidità!
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