San Paolo VI vescovo di Roma e s'iniziò davvero il tempo nuovo
sabato 13 ottobre 2018
Paolo VI santo! Qui ieri (p. 22) «L'omaggio. Il Vicariato di Roma ricorda il suo vescovo, veglia guidata dal cardinale De Donatis». Quel «suo» è cosa spesso poco percepita. È raro infatti che nelle biografie di Giovanni Battista Montini si ricordi con sufficiente ampiezza il ministero di Pastore di Roma, ma proprio come tale egli è stato successore di Pietro. Vale anche per le migliori pubblicazioni, e di recente per la bella e davvero apprezzabile fatica di Giselda Adornato (San Paolo) che ha letto con attenzione e partecipazione la vita e l'opera di Paolo VI, ma al suo ministero specifico di vescovo di Roma dedica solo 9 pagine (363-372) delle 1027 del volume. Nei fatti fino alla morte di Pio XII la diocesi di Roma era appendice della Santa Sede, in particolare della Segreteria di Stato, e papa Giovanni iniziò con chiarezza nuova a valorizzare la sua “diocesanità”: consultazione del Vicariato, cura del Seminario visitato a Roma e pure in Sabina (12/9/1960), persino il pensiero di un appartamento “papale” a San Giovanni per passare qualche giorno diocesano anche nei fatti… Paolo VI riprese sul serio questa linea, anche perché il primo Sinodo Romano, convocato da papa Giovanni in contemporanea con l'annuncio del Concilio, era stato molto deludente. Una delle prime sue cure fu per la formazione dei preti di Roma, e il 1967 vide un primo cambio profondo al Seminario Minore, seguito poi – 12 gennaio 1968 – dalla sostituzione del cardinale Vicario, Luigi Traglia, con l'uomo che in Vaticano gli era stato più vicino, il fidatissimo Angelo Dell'Acqua. Era l'inizio di una nuova pastorale, poi proseguita nel 1974 con il Convegno su Carità e Giustizia, novità che lasciò molti segni, fino a oggi... Paolo VI e Roma: da approfondire nella gioia del riconoscimento che conta più di ogni altro. Santità di vita, eternità già vissuta nel tempo: «Tutto è grazia!».
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