Rileggere il Cantico delle creature guardando la Via lattea
sabato 7 gennaio 2012
Il titolo del libro è Creature. È un po' sciupato, ha perduto la copertina e non si legge quasi più il nome dell'autore, ma sul primo foglio c'è una dedica a penna: «Per i tuoi undici anni, ora che incominci a guardare la natura. Il papà». Chissà se una ragazzina di undici anni del 2012 amerebbe una simile lettura ora che il computer occupa gran parte delle sue ore libere. Da poco ci si è accorti che si può diventare dipendenti da questo nostro compagno giornaliero, alla stessa maniera di un tossico o di un alcolista. Il libro era raccomandato allora come una buona lettura nelle scuole e oggi mi sono divertita a ritrovare le sottolineature che a quella età avevo fatto su molte pagine. La prima è la lode di San Francesco «laudatu si, mi Signore, cum tucte le tue creature...» che immagino mio padre mi avesse fatto capire.
Nella prima parte del volume dove si descrivono le stelle, poi il sole, il vento, la luna trovo un segno ben deciso sotto queste parole: «...le stelle come occhi aperti sulla terra; in esse trema l'anima del cielo». Fu così che guardando le notti chiare in montagna vedevo anch'io la via lattea come il risultato di un grande fuoco che si era diviso in stelle piccolissime mentre prendevano la corsa nello spazio ad esse assegnato. Avete mai visto nascere la luna attraverso un bosco? Quelle pagine mi raccontarono che saliva tutta rossa come presa dalla vergogna perché era in ritardo, ma poi impallidita spiava gli uomini dietro i rami degli alberi. Il capitolo che racconta la vita del sole non ha nessun segno, non mi aveva impressionato, invece molte righe a matita segnano la via del vento. Quando scivola basso sull'erba o si alza d'improvviso ad asciugare i panni stesi, quando scavalca le siepi e ride distruggendo i tralci di rovo lungo lo stagno dove le rane lo salutano con un silenzio improvviso. Ma c'è un altro vento, quello che gonfia le ali ai gabbiani, che alza le onde del mare e arriva correndo tra le case degli uomini e lì si accorge di essere stanco e lascia che la pioggia, tenuta fino allora lontana, abbia la sua vittoria.
Nella pagina 42 c'è la descrizione delle nuvole. Ricordo con nostalgia le nuvole infuocate dei trionfali tramonti di Roma quando le vedevo scendere la sera dietro la cupola di San Pietro. La mia finestra dava sulla vista meravigliosa di questa opera senza tempo dove i cirri a volte sembravano correre, accapigliarsi, fare torri e alzarsi come vulcani perché il vento di scirocco correva veloce per vincere la sua battaglia. Sottolineavo le righe, le pagine che raccontavano la vita dei piccoli semi della frutta, dei fiori o il volo degli insetti attorno ad una lampada accesa dove anche i moscerini e le zanzare avevano una storia da raccontare. Come il gamberetto e la sua vita in fondo al mare o la notte dei piccoli uccelli che all'arrivo del buio nascondevano la testa sotto l'ala, e in tal modo chiuse le finestre, si addormentavano. Piccole cose di un grande mondo da rispettare dove la sorpresa, la paura, la scoperta, l'attenzione, il silenzio e la luce danno a chi vuole ascoltarli, la sicurezza di non essere soli davanti alla vita, ma accompagnati dalle sorprese dell'universo.
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