sabato 5 gennaio 2013
Le domeniche, se avrai già collezionato un certo numero di anni, si allargano come bolle di sapone poi nel mezzo di un breve respiro d'aria ti lasciano, distruggendosi, sospeso nel vuoto. Improvvisamente ti senti solo. E gli altri? Si certo gli altri. Sono usciti, avevano da fare, si sono organizzati. Poi un giorno abbiamo scoperto che anche le domeniche possono anche per noi avere un senso quando cerchiamo di essere presenti alla vita di chi non gode di compagnia. Basta sfogliare la nostra vecchia rubrica telefonica dove si troveranno numeri forse dimenticati da tempo. Amici di cui non abbiamo più cercato notizie, gente che ha diviso con noi tempi di festa, forse anche di lavoro o comunque parte dei giorni della nostra vita. Ma gli anni sono passati tanto veloci che facendone il conto non abbiamo più avuto il coraggio di farne ricerca. Qualcosa, non so che sia, richiama per noi il viso dimenticato di un amico, la voce alta di una ragazza, l'ombra di un faggio, la merenda sul prato. Un lungo silenzio di anni intercalato da notizie veloci di seconda mano è passato senza emozioni perché, troppo ripiegati su noi stessi, non abbiamo permesso alla nostra sensibilità di venirne colpita. Ma oggi faccio un numero e alzo il microfono e sento la sorpresa e la gioia nella voce mai cambiata di chi non si aspettava di avere ancora un amico. Al di là dei microfoni che non ci ricordiamo mai di alzare c'è, di domenica, la solitudine di un popolo di anziani, di gente che ha paura di uscire, di sofferenti nel corpo e nello spirito che aspetta una parola di amicizia e quando è possibile di affetto. Chiama qualcuno, anche se appena lo ricordi o lo confondi con altri. Sarà per lui come avere davanti a sé una musica da ascoltare, una finestra aperta sul nascere del sole al mattino quando ti avvolge nella sciarpa di seta del suo calore. O se vuoi, un po' meno romantico, una torta al cioccolato con il suo profumo inebriante e goloso. Una telefonata di conforto, di interessamento è il nuovo modo di sostituire un impegno che non potresti portare a termine. È cooperare al miglioramento del mondo poiché niente va perduto nell'economia dell'universo e la fantasia che ti suggerisce storie a chi non ne ha, diventa solidità di pensiero, certezza del futuro, coscienza di avere un posto in quell'infinito dove fuochi di stelle si rincorrono secondo una legge che non ammette errori. Anche le feste hanno una fine, ma esiste anche facebook che ti permette di rivedere chi hai chiamato. No, risponde lei, ho il viso sciupato. No risponde anche lui, ho perso i miei capelli che ti piacevano tanto. Non importa allora, restiamo così con i nostri vestiti d'estate pieni di fiori, e cerchiamo di giudicare il mondo con l'innocenza dei bambini che cancellano la lavagna se il disegno è riuscito male e riprendono da capo sorridendo a se stessi mentre segnano una riga con la matita colorata. Diciamo grazie alla vita che ci ha fatto sorridere quando era il tempo per sorridere, che ci ha insegnato a sopportare il dolore quando era tempo di dolore, che ci ha permesso di fare il bene quando abbiamo capito come spendere il nostro cuore. Aiutare con la parola chi non ha la capacità di vedere, al di là del proprio piccolo giorno, la bellezza delle nuove scoperte che negli anni futuri il mondo distribuirà a ciascuno può essere il migliore augurio per un anno nuovo che ci ha appena preso per mano per camminare assieme.
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