Ranchetti, l'intelligenza che aiutava a crescere
venerdì 22 aprile 2022
Grazie al saggio biografico che G.B. Guerri ha dedicato alla grande figura di Ernesto Buonaiuti edito da La nave di Teseo (di Buonaiuti sono felice di aver potuto riproporre due o tre anni fa nella Piccola Biblioteca Morale di e/o un breve saggio su Gesù il Cristo, edito tanti anni fa da Formiggini), si ritornerà spero a parlare anche di quel movimento interno alla Chiesa anche se da molti
osteggiato che fu il "modernismo". E si sogna un editore avvertito come quodlibet, che pubblicò a suo tempo molte cose di Michele Ranchetti, per esempio le bellissime poesie a fondo religioso (La mente musicale, Verbale...), riproponga il grande saggio che egli dette a Einaudi nel 1963: Cultura e riforma religiosa nella storia del modernismo. Ma non è del modernismo che voglio dire e neanche di Buonaiuti, ché non mi sento all'altezza, ma proprio di Ranchetti, milanese-fiorentino (1925-2008) che ho frequentato e amato. Fu poeta densissimo, di idee e non solo di sentimenti, studioso e traduttore di Wittgenstein, Jung, Rilke e soprattutto di Walter Benjamin e di Paul Celan, suoi punti di riferimento imprescindibili. Lavorò in gioventù a fianco di Olivetti, insegnò storia della Chiesa a Firenze sostituendo Cantimori e precedendo Gaeta e fu amico di don Milani sin dall'infanzia fiorentina. A lui e ad altri preti dedicò una raccolta di ritratti assai insolita e che andrebbe anch'essa riproposta, - Gli ultimi preti. Figure del cattolicesimo contemporaneo, Edizioni Cultura della Pace - dove non taceva alcune riserve sia su don Milani che sul mio amato Capitini, venerando invece un prete, Tartaglia, che con Capitini aveva fondato un movimento di religione a guerra appena finita (su Tartaglia ha scritto un bel libro Giulio Cattaneo, L'uomo della novità, riproposto da Adelphi). Un altro suo libro importante è Non c'è più religione. Istituzioni e verità nel cattolicesimo italiano del Novecento (Garzanti 2003), e anche questo dovrebbe venir studiato nei seminari, e forse lo è già. Ranchetti non era una persona facile, esigente soprattutto nei confronti dei suoi amici, ma pochi "intellettuali" come lui hanno saputo aprire le idee a tanti, discutendo, proponendo, provocando... aiutandoli a scegliere, e a crescere.
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