Quella nostalgia antica che porti con te e ti tiene per mano
sabato 28 gennaio 2017
Una grande finestra su un breve giardino, una strada in salita dove una lunga fila di alberi alza i rami spogli e nudi alla ricerca del primo sole. Il fiume accompagna la valle lungo la catena delle montagne quasi a tenerle lontane dai campi coltivati dove la brina del mattino stenta a sciogliersi. Paghiamo la serenità di questo cielo privo di nuvole con un duro freddo che taglia il viso e gela le dita. Tutto sembra allontanare, col ritmo lento della vita di questo paese, l'eco del dolore e della morte, dell'odio e dello scorrere del sangue. La capacità di partecipare alla sofferenza degli altri ha un suo limite che ci salva il respiro e ricostruisce la vita. Sembra egoismo, ma sono il nostro corpo e il nostro spirito che ci difendono anche contro la volontà, da una partecipazione piena alle pene del mondo. Queste valli dove l'inverno ha dimenticato di lasciar cadere la neve, sembrano chiedere il manto bianco del quale erano abituate a coprirsi e si sentono nude e spoglie. Le viti legate una all'altra come una lunga fila di braccia costrette a stare assieme, pare tengano gli occhi chiusi per non vedere questo inverno così inatteso e strano. Ciò che colpisce di più è quanto si adatti l'animo umano alle situazioni che gli vengono proposte dalla natura, da fatti casuali, vicini e lontani. Quando le notizie che potrebbero, con i problemi che esse pongono, sconvolgere la vita anche di quei paesi sparsi sulla montagna, in pochi giorni invece rallentano l'angoscia dei primi momenti e lasciano riprendere il ritmo tranquillo del loro respiro.
Questa è la terra dei miei antichi nonni, questo è il vino che rallegrava nei giorni di festa la loro tavola, questi i campi lavorati con fatica dai giovani che guardavano l'apertura delle valli sognando un mondo diverso. Possiamo lasciare la terra che ci ha visto nascere e vivere lontano, ma non ci accorgiamo che un'impronta, quasi un timbro, ci è stato lasciato nell'animo. È quella nostalgia senza nome di cose non godute, di quel cammino con la tua gente sulla medesima strada che hai perduto per sempre. È una presenza sottile che accompagna i tuoi giorni, che ti porti con te come un amico sicuro che non ti lascia la mano quando temi la solitudine. È quel piccolo segno di luce che i tuoi occhi bambini hanno visto il primo giorno e ti ha promesso la vita.
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