Quell'Hitler, che grande economista! Gli abbagli degli «esperti»
mercoledì 20 luglio 2016
La collana di eleganti librini poundianamente intitolata «A lume spento», che Luca Gallesi dirige per Mimesis Edizioni, si arricchisce di tre novità.Dell'Autobiografia (intellettuale) e testamento (filosofico) del massone nichilista Giuseppe Rensi (1871-1941), a cura di Simone Paliaga, ho apprezzato soprattutto le citazioni in greco non traslitterato e, spesso, non tradotto; mi ha incuriosito L'arte del simbolo come strumento di conoscenza, di George Robert Stowe Mead (1863-1933), a cura di Miska Ruggeri, incursione nello gnosticismo di un allievo e collaboratore di Madame Blavatsky, sulfurea fondatrice dell'inquietante Società teosofica. Molti spunti di Mead invitano alla riflessione, per esempio questa frase: «L'unità è condizionata dalla diversità e la diversità dall'unità; se una di esse scompare, scompaiono tutt'e due».Un brevissimo e intensissimo saggio di Werner Sombart, La crisi del capitalismo (14 pagine), consente a Roberta Iannone un'esauriente Introduzione di 42 pagine. Sombart (1863-1941), sociologo ed economista, fondatore della Nuova Scuola Storica Tedesca, è stato recentemente riproposto al pubblico italiano da Leonardo Allodi che ne ha curato i Saggi sociologici (Aracne).La crisi del capitalismo di Sombart – che a Pisa nel 1885 aveva seguito i corsi di economia del futuro beato Giuseppe Toniolo – fu pubblicato in italiano nel 1933 nel volume Correnti sociali della Germania di oggi (Sansoni) insieme a testi di G. Pirou, E. F. Durbin, E. M. Patterson, U. Spirito. L'esordio è di sorprendente attualità: «La Germania è per lo straniero una grande sfinge"» Tre sono i motivi di incomprensione: l'atteggiamento spirituale dei tedeschi, che prendono tutto sul serio e si sforzano di considerare tutto sistematicamente; la mancanza di senso politico, con inclinazione al dottrinarismo; l'eterogeneità della società tedesca, con la popolazione di religione cattolica per un terzo e protestante per due terzi. Inoltre il Reich è nato da una riunione di grandi Stati ricchi e fedeli alle loro tradizioni, gelosi della propria indipendenza.Sombart, che dà per impraticabile il capitalismo liberista classico e diffida del collettivismo marxista – benché gli studenti l'avessero soprannominato il "professore rosso" –, propone la terza via di un'«economia programmatica» che, pur facendo leva sulla proprietà privata, assegna allo Stato importanti funzioni. In particolare, sarebbero da affidare ai pubblici poteri: il credito bancario, l'amministrazione delle materie prime e delle risorse naturali, le comunicazioni internazionali, interlocali e delle grandi città; la difesa nazionale; le imprese su vasta scala che, pur nate private, hanno assunto il carattere di imprese pubbliche; altre attività che presentano speciali motivi per la statalizzazione.Su un altro gruppo di attività, lo Stato dovrebbe avere una funzione d controllo: commercio estero, specialmente delle divise; fondazione di nuove imprese con elevato capitale sociale; tutte le scoperte e le invenzioni. Come si può vedere, si tratta di indicazioni che sono state adottate in diverso grado in diversi Paesi, magari senza attribuirle direttamente a Sombart, il quale auspicava comunque un'autorità con ampi poteri decisionali, prendendo anche un non piccolo abbaglio. In nota al saggio di cui stiamo parlando, Sombart scrisse: «Nel correggere oggi – luglio 1933 – le bozze di questo scritto, posso constatare con soddisfazione che l'attuale indirizzo della politica del nuovo governo è quello qui indicato. Resta da ammirare l'impetuosità e l'energia con cui il governo di Hitler ha superato tante difficoltà che ostacolavano e impedivano finora il realizzarsi, tanto desiderato, dell'idea di un'economia programmatica».Hitler era cancelliere del Reich solo dal 30 gennaio di quell'anno e le parole di Sombart dimostrano – fuor di retorica revisionista – quanto grandi fossero le aspettative anche da parte dei non sprovveduti. Sombart si ricredette assai presto, e la sua opera Vom Menschen (1938) è chiaramente anti-nazista. Ebbe inoltre guai con il regime per l'accusa di filosemitismo, ma l'atteggiamento verso il nazismo l'ha danneggiato, rendendolo molto meno famoso del collega e amico Max Weber.I tre librini qui segnalati costano soltanto 6 euro ciascuno.
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