Quei piccoli piaceri dell'agosto in città
sabato 10 agosto 2013
10 agosto. La città sembra deserta al mattino presto, quando vado a fare una passeggiata per godere ancora dell'umidità della notte appena trascorsa. Perché non si può dare a quel tipo di frescura altro nome che non sia quello dell'ombra oscura che fugge all'arrivo dei primi raggi del globo di fuoco che ci gira attorno. Sì, lo so che siamo noi a girare attorno al sole, ma sono certa che se in questi giorni fosse possibile fare una libera votazione fra i popoli della terra, saremmo tutti d'accordo a spostarlo un po' più lontano. Nessuno al mattino cammina sul marciapiede, dove con i miei tacchi do il ritmo uguale ai miei passi e, nel silenzio attorno, mi faccio paura da sola. C'è un bar aperto in fondo alla strada, sembra già un amico. Vi trovo sempre un signore d'età che prende il suo caffè senza salutare nessuno. Non c'è mai un giovane a quest'ora che ami camminare, a meno che non ci sia un impegno, un posto di lavoro da raggiungere. Da ragazzi ci insegnavano che la migliore ginnastica era quella di andare a passo veloce per i campi. Mi viene adesso il dubbio che la ragione fosse un progetto della famiglia per risparmiare sulla palestra che mi piaceva tanto. Anche oggi potremmo risparmiare sulla partita di calcio (e qui mi farò dei nemici), o sul pranzo nella trattoria fuori città, scegliendo invece l'ombra verde di quel gruppo di alberi che si trova sempre quando si lasciano indietro le ultime case. Allora basta dare al nostro panino con la mortadella e alla lattina di birra il nome di pic-nic e sarà tutta un'altra cosa. Cerchiamo di vedere quello che c'è di buono anche in un momento di sacrifici necessari. Oggi ci sentiamo più vicini ai nostri figli, che guardano sbalorditi a questo tempo così inaspettato per loro e così vicino a quello della nostra giovinezza, quando il sacrificio era naturale e non ne avevamo timore. La divisione tra le generazioni è sempre stata provocata, negli anni passati, dal taglio netto delle guerre. Si riprendeva a vivere rovesciando il modo di essere, di pensare, di scrivere, di dipingere. L'ultima guerra senza armi fu in Europa la caduta del Muro di Berlino, dove il grido dei popoli oppressi e finalmente liberati sembrò cambiare per sempre l'equilibrio mondiale. Prima un muro invisibile, ma duro e forte, fu quello costruito dai ragazzi del '68 che sembrarono chiudere per sempre la storia di una società per aprirne un'altra. Per sempre? Niente è per sempre, anche se ci sono dei ritorni; ma hanno altri colori, altre forme. E forse tu che ti senti addosso qualche anno più di quelli che dimostri e credi di essere nel giusto perché sono stati cosa tua, cerca di parlare con i tuoi ragazzi, vai a scuola da loro per capire le cose nuove, e sorridendo regala la tua esperienza come base sicura per il domani. Sarà un futuro entusiasmante per le nuove scoperte, per l'ampia apertura a nuova conoscenza al di fuori e dentro di noi. Dieci agosto: san Lorenzo, nell'antica chiesa sulla montagna di casa mia, non mi aspetta quest'anno per la benedizione sul sagrato e i canti giovani. Anch'io resto in città.
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