Quando la poesia era un gatto domestico
mercoledì 30 gennaio 2019
Non sono di certo l'unico a essermi commosso leggendo sul “Corriere” dell'11 gennaio il ricordo che Susanna Tamaro ha dedicato alla sua cagnolina Pimpi, uccisa da un boccone avvelenato dopo soli sei mesi di sodalizio con la scrittrice. Susanna ha trovato le parole giuste per esprimere la simbiosi affettiva che si può stabilire con un animale, portatore di un mistero non antropomorfico. Viene in mente la gattina che fece tenera compagnia agli ultimi anni del Petrarca nella casa di Arquà, e che il poeta fece imbalsamare.
Di tutt'altro genere l'antologia che nel 1741 Domenico Balestrieri intitolò Lagrime in morte di un gatto, recentemente pubblicata da Anna Bellio per Otto/Novecento (pagin 388, euro 20,00). Il Balestrieri chiese a 56 colleghi “poeti” un epicedio per un gatto (vero o di fantasia). La risposta fu entusiasta: parecchi poeti mandarono più di un componimento, per un totale di 145 testi in italiano, in latino, in vernacolo milanese, lingue che del resto il Balestrieri padroneggiava. Netta la prevalenza dei sonetti. Molto citata la gattina del Petrarca. L'intento era parodico del dilagare di carmi e prose tardo-petrarcheschi, quindi l'antologia finisce per essere autoironica, sempre con un sentore bernesco e goliardico. Insomma, poesia come gioco salottiero, frivolezza del Settecento. I testi sono allineati senza ordine, né alfabetico né cronologico, inframezzati da interventi del Balestrieri stesso, talvolta in forma di risposta al testo di un collega. Fra i 56 poeti, giustamente dimenticati, figura Giovanni Maria Giuseppe Bicetti de' Buttinoni, del quale so qualcosa essendo anch'io trevigliese. Curiosamente, nei brevi profili degli antologizzati la curatrice non fornisce la data di morte del Bicetti, indicato come “Bicetti de' Buttinoni Gianmaria (Treviglio 1708-?)”. La data non è un mistero: se non si ha sottomano la monumentale Storia di Treviglio di Piero Perego e Ildebrando Santagiuliana, in due grossi volumi, basta consultare, anche online, il Dizionario biografico della Treccani per sapere che il Bicetti morì nel 1778. Era costui un valente medico che operò a Milano e a Treviglio divenendo famoso per i felici esperimenti di “innesto” del vaiolo durante l'epidemia del 1765, ben prima che Jenner divulgasse il suo vaccino, nel 1796. Per questo il Parini dedicò a Bicetti l'Ode sull'innesto del vaiolo e l'imperatrice Maria Teresa gli conferì un premio in denaro. La sorella di Bicetti, Francesca, letterata lei pure, sposò il conte Giovan Maria Imbonati e gli diede sette figlie e un solo maschio, Carlo, che diverrà l'amante di Giulia Beccaria madre di Alessandro Manzoni. A lui il ventenne Alessandro dedicherà lo scolasticamente noto Carme in morte di Carlo Imbonati. Per tornare all'antologia gattesca, riportiamo le righe conclusive della curatrice Anna Bellio: «Poco persuasive se giudicate esteticamente, queste poesie-passatempo sono un curioso campionario di modi poetici e di bersagli polemici; in tale chiave vanno, appunto, lette e comprese».
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