sabato 4 marzo 2017
«In nomen omen» sostenevano giustamente i latini e anche il nome di questa rubrica, L'impresa possibile, ha in sé il perché del suo stesso esistere. Tutte le storie pubblicate fino ad ora hanno difatti cercato di sottolineare quanto sia possibile fare scelte etiche e, grazie a ciò, produrre un valore sostenibile. Ma la storia di oggi ci dice che non sono solo le aziende "produttive" a "fare" impresa, perché "essere" un'impresa vuol dire dare vita a un sogno, coltivare in modo imprenditoriale un progetto, contribuire personalmente al miglioramento di quel pezzo di mondo dentro cui viviamo.
Saul Salucci è l'amministratore dell'Orchestra Sinfonica Rossini di Pesaro e Fano, una realtà unica nel nostro panorama nazionale, che dagli anni novanta fa impresa "producendo" musica ad altissimi livelli attraverso un modello di gestione molto innovativo. «L'orchestra è nata nel 1994 – mi racconta Saul –
grazie ad un gruppo di musicisti professionisti che volevano innanzitutto fare musica assieme. Siamo cresciuti in virtù delle nostre competenze musicali ma soprattutto grazie a questo desiderio di realizzare insieme un progetto diverso. Il passaggio a cooperativa è stata l'evoluzione naturale che ha consolidato l'orchestra come realtà imprenditoriale basata sul lavoro di 45 soci per la quasi totalità musicisti».
Daniele Agiman, direttore d'orchestra di fama internazionale, mi aveva parlato di questa esperienza ma nessuno come il loro amministratore può raccontarmi nel dettaglio la loro particolarità. «Non siamo un'associazione o un ente pubblico ma un gruppo di musicisti che hanno deciso di divenire artefici del proprio futuro e hanno voluto farlo attraverso gli strumenti tipici della cooperazione. Nella nostra realtà ad esempio alcuni di noi con particolari competenze sono anche i responsabili delle varie funzioni interne, a partire da me che sono un violoncellista o dal direttore generale, violinista. La "nostra" impresa può funzionare solo attraverso il contributo di tutti e questa consapevolezza ci ha sostenuti nel dare vita a progetti unici in Italia, come quando abbiamo iniziato ad arrangiare e suonare i brani delle più importanti band rock del mondo o quando abbiamo dato vita a collaborazioni stabili con il territorio realizzando concorsi pubblici e progetti con le scuole. Oggi i dati nazionali del settore ci dicono che siamo una delle compagini che registra la crescita di ascolti maggiore in Italia, con una visibilità cresciuta moltissimo anche all'estero». Da un'impresa così particolare, chiedo, quali suggerimenti possono arrivare a chi fa apparentemente tutt'altro lavoro? «La musica ci ha aiutati tantissimo a realizzare il nostro progetto perché quando un lavoro nasce da una passione tutto è sicuramente più semplice. Però noi abbiamo voluto imparare dal mondo aziendale: abbiamo curato con grande attenzione la parte amministrativa, abbiamo fatto crescere le nostre competenze nella gestione ordinaria ma, soprattutto, abbiamo compreso che la partecipazione e il coinvolgimento di tutti nel lavoro è ciò che garantisce alla lunga il risultato. Un esempio è la presenza di una Commissione artistica formata dai soci che ascolta e valuta le istanze dei professori d'orchestra o l'esserci posti da sempre al servizio delle Comunità locali o addirittura di realtà straniere con i quali abbiamo realizzato partnership che sono oggi di supporto a scambi istituzionali e commerciali». È una battaglia bellissima, per quanto difficile, raccontare che esiste oggi un'altra impresa possibile ma tutto diventa fattibile quando le storie diventano volti e gesti concreti e portano con sé speranze e successi.
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