Quando l'eredità dei nostri vecchi era fatica e serenità
sabato 3 gennaio 2015
«Chiudi il giornale se vuoi un po’ di pace, mi dice un anziano seduto sulla panchina accanto a me. Le notizie che ci danno sono sempre negative anche in questi giorni di festa quando si dice che la luce del Signore sia venuta a illuminare il mondo». Hai ragione, ma come si fa a dimenticare chi nella notte è morto in mare, chi nelle nostre città cerca nei cassonetti qualcosa da mangiare, chi ha solo questa panchina per dormire?«Cara ragazza questo che tu vedi è la mia casa di giorno e alla notte ho un piccolo rifugio. Io vivo di ricordi della mia valle che ancora ritornano alla mente questi giorni e mi riempiono l’animo di serenità e di pace».Quale era la tua valle?«Nato in un paese della Val di Sole, ho ancora nell’animo l’aria fine delle montagne, il profumo dei campi di mele adagiati come onde di un mare senza confini sulle mie colline, dove crescono i campanili delle chiese costruiti da gente di antica fede. Chiese che raccontano il cammino di comunità di persone protagoniste e creative di storia di unità e di divisioni, di solidarietà e di lotte. Chiese che custodiscono anche sfoghi e lacrime, speranze e drammi di intere generazioni. Resta nei miei ricordi la Pieve di Malè: luogo che si pensa fosse già abitato i primi secoli avanti Cristo, ma è solo negli anni del XIII secolo che abbiamo le testimonianze sicure riguardanti strutture politiche e amministrative. È nel Cinquecento che troviamo il nuovo edificio sacro e l’alto campanile che ancora oggi sembra si alzi a guardare la valle. Perché parliamo della chiesa di Malè? Perché è sempre attorno a queste che nascono i paesi delle valli. Così i segni delle guerre, del passaggio di armati di vari paesi lasciarono l’impronta sulle vecchie mura e negli atti parrocchiali. Arriviamo così, per non fare di questa storia un racconto troppo lungo, alla disfatta degli eserciti imperiali contro Napoleone quando il nostro Trentino venne annesso al regno di Baviera, fedele alleato di Napoleone. Ma qui ci manca parte della nostra storia perché un incendio distrusse pergamene e carte dell’archivio della Pieve e andò persa la memoria storica di quel tempo. I decenni che seguirono sarebbe troppo lungo raccontarli, né ti potrebbero interessare, ragazza mia, perché sono già del nostro tempo le guerre, le invasioni, i cambiamenti della vita di questa terra. Ma siamo partiti dalla nostra chiesa, ora ricca di statue, di opere lignee di pregio dove ogni pennello ha dato colore e forma a una fede ancora vissuta, che ci racconta frammenti di vita di questa valle, così bella sotto il sole d’inverno, così luminosa nel riflesso della neve che la ricopre contro il gelo della notte. I turisti arrivano carichi di sci, di valigie, ridono e giocano i bambini venuti dalla città, non sanno che il manto bianco nasconde i drammi di intere generazioni, ma anche la volontà forte e dura dell’animo degli uomini di montagna che hanno costruito per se e per le generazioni future un luogo dove la pace e la bellezza hanno uguale spazio».La ragazza guardò il vecchio signore e vide finalmente che i suoi occhi erano chiusi come in un sogno. Per lui niente era cambiato. Per il nostro tempo egli era cieco.
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