Quando il “plastic free” diventa demagogia
mercoledì 7 agosto 2019
“L'ultima estate della plastica”. È uno dei titoli che annunciano un mondo senza posate monouso e bottigliette, dacché la Gazzetta Ufficiale della UE, il 12 giugno, ha pubblicato la direttiva sulla «riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente». Ma si legge anche che a Milano un'ordinanza comunale ha vietato le bottiglie di vetro alla Darsena. E a questo punto si immagina un futuro dove si berrà con le mani o col guscio di un cocco. Ironia a parte, questa faccenda della plastica che fa di tutta l'erba un fascio ha il sapore della demagogia.
Mi sbaglierò, ma quando leggo che «Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi – parole del presidente della Camera – possiamo annunciare che la Camera dei Deputati sarà finalmente plastic free», il dubbio cresce. Ancor più a vedere la rincorsa di Comuni e Regioni che danno battaglia alla bottiglietta, inneggiando alla diffusione della borraccia ecologica. Peccato che non si parli dell'impatto igienico sanitario delle borracce: diffusione di batteri del genere escherichia coli, campylobacter, listeria, norovirus, tutti menzionati in uno studio dell'Università di Ulster che sostiene quanto il divieto dell'utilizzo dei prodotti monouso può condurre a rischi per la salute.
Se non la plastica si usi il vetro reintroducendo la cauzione, sostengono alcuni, ma troppo vetro è pericoloso, non solo alla Darsena, ma pure nell'abitacolo di un'auto alla portata di bimbi. Tuttavia merita fare chiarezza di fronte a tanto allarmismo: la direttiva Ue non bandisce le bottiglie di Pet che valsero a Giulio Natta il premio Nobel per la chimica nel 1963. Anzi, la direttiva riconosce la riciclabilità al 100% tanto da fissare due step, nel 2025 e nel 2029, per cui le bottigliette, tanto utilizzate nell'iconografia plastic free, dovranno essere prodotte con percentuali di riciclato. Si chiama bottle to bottle il provvedimento che prevede anche il “tappo attaccato” per evitarne la dispersione nell'ambiente. Ma non è finita, perché fra gli imputati vi sono anche le microplastiche che verrebbero ingerite attraverso gli alimenti e la stessa aria. Tutta colpa delle bottigliette? E i tessuti sintetici o gli pneumatici? Qualcosa c'entrano, eccome, ma nessuno sogna di vestirsi di foglie o di tornare alle ruote di legno, ovviamente. Detto questo il problema della plastica esiste, come quello dell'inquinamento in genere. Ma come in tutte le cose non è proibendo che si arriva a una soluzione. Piuttosto occorre incentivare di più la raccolta differenziata nei Comuni (dove i divari sono fra i 35 chilogrammi per abitante nei più virtuosi e i 7 nei più svogliati). E se Camera e Ministeri dedicassero qualche altro mese per studiare campagne di informazione per sostenere comportamenti virtuosi, ne avrebbe beneficio la collettività... a discapito della solita autoreferenzialità.
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