Qualcosa in più
giovedì 5 agosto 2021
Nella società di oggi, che i teologi definiscono post-secolare, nella quale l'elemento religioso non è più un tratto del paesaggio culturale, ma solo una scelta di volontà del singolo, anche il cristianesimo ha subito varie traduzioni storiche. Pensiamo alla proposta del cristianesimo come stile elaborata dal teologo Christoph Theobald, il quale rielabora l'ipotesi già avanzata dal suo confratello gesuita Karl Rahner: esiste un cristiano, quello anonimo, che si comporta secondo l'adagio evangelico anche senza saperlo. Ne è un esempio Andrew, il quarantaduenne protagonista del romanzo di Richard Ropper Qualcosa per cui vivere (Einaudi). Andrew, per conto del Comune di Londra, si occupa dei defunti che muoiono da soli e sono senza famigliari per l'ultimo commiato. Ebbene, se laicamente Andrew ottempera a quell'opera di misericordia corporale che va sotto la dicitura «seppellire i morti», è la co-protagonista Peggy a scuoterlo un giorno rispetto a questa sua vocazione laica, chiedendogli qualcosa in più: «Voglio dire, quello che facciamo noi va bene, ma interveniamo sempre quando il danno è già fatto, capisci? Insomma, non sarebbe meglio fare qualcosa perché queste persone abbiano un po' di compagnia, entrino in contatti con altri nella stessa situazione, invece di sprofondare sempre di più nell'isolamento?».
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