sabato 16 gennaio 2016
«Il Purgatorio perduto»: titolo (“Foglio”, 9/1, p. 5) per un paginone di Matteo Matzuzzi che ricorda un «arrivederci in Purgatorio» di papa Francesco (8/9/2013) per enfatizzare il silenzio attuale sul Purgatorio dimenticato: «Non se ne parla neanche ora che si è immersi nell'Anno Santo». Trasparente il rimprovero al “vuoto” di oggi. Come rimedio ecco la voce di un «teologo e direttore di Master on Theology» negli Usa che offre i suoi chiarimenti con citazioni di Giovani Paolo II e Benedetto XVI: il Purgatorio non è «luogo fisico», ma «condizione di vita», e sicuramente «con la morte la scelta fatta dall'uomo diventa definitiva». Poteva bastare, ricordando che mezzo secolo fa grandi teologi come Rahner, Boros, Troisfontaines e altri parlarono di morte come opzione finale di vita, con rimando a grandi padri come Giovanni Damasceno: «Questo è per l'uomo la morte: ciò che fu per gli Angeli la tentazione». Non è bastato, e allora ecco i chiarimenti che confondono di nuovo tutto: «Il Purgatorio è lo stato di coloro che sono morti nella pace di Cristo, ma non sono ancora così puri da poter essere ammessi alla visione di Dio», esso «dura solo fino alla fine del mondo e al Giudizio universale», poi ci sarà solo «Paradiso o Inferno». Chiaro? Neppure per sogno! Reintrodurre il «prima» e il «dopo» parlando di morte, e intendendo per questa non la “morte fisica”, che avviene nel tempo, ma anche il passaggio all'eternità che immerge nel possesso filiale di Dio Trinità beata e beatificante, vuol dire confondere tutto di nuovo. Purgatorio: non «luogo», neppure «stato» o «condizione» di vita con quel «dopo» che confonde acque già difficilmente navigabili. «Prima che Abramo fosse, Io sono» (Gv. 8, 58). Il tempo non spiega l'eternità. Quel che conta, in vita e in morte, è abbandonarsi alla Misericordia.
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