martedì 5 dicembre 2017
Domenica qui (p.27) Alessandro Zaccuri nell'intervista a Massimo Recalcati sul suo “nuovo saggio” – “Contro il sacrificio” – dialoga con l'Autore stesso. “Sacrificio” è termine carico di significati, e tra questi ovvio il rimando iniziale al pensiero del grande René Girard circa il “capro espiatorio” su cui riversare tutte le colpe del popolo. Per Recalcati «Psicanalisi e Cristianesimo» hanno un «obiettivo comune... sacrificare il sacrificio» abolendolo per sempre. A Zaccuri che ricorda come «il Cristianesimo non può fare a meno della Croce» Recalcati replica che proprio «la Croce è per l'appunto il luogo in cui il sacrificio viene superato una volta per tutte». Una intuizione preziosa, e non solo per Zaccuri, fino dalle fonti: anche il passo del Genesi (c. 22) mostra che il Dio di Abramo non vuole più il sacrificio del figlio Isacco, al contrario di tutte o quasi le religioni antiche. Basterà ricordare Agamennone e Ifigenia e tante altre grandi e suggestive leggende, e prendere atto che quella pagina biblica indica la fine dei sacrifici umani. Anzi, come ricorda Agostino: «Quello che Dio non ha chiesto ad Abramo lo ha fatto Lui per noi, offrendo il Figlio suo sul legno e sul monte»! Identificare la fede cristiana e il sacrificio comporta un'idea errata di Dio stesso. E qui mi torna caro ricordare come Teresa di Lisieux, indicata da Benedetto XVI (6/4/2011) come «maestra dei teologi», proprio su questo ha fatto la sua scelta totale: non si è offerta alla Giustizia vendicatrice di Dio, come dicevano i canoni del Carmelo francese del suo tempo, più “berulliano” che “teresiano”, ma all'Amore Misericordioso, che alla luce del Golgota e del Sepolcro vuoto è l'essenza del Vangelo di Gesù Cristo, “figlio” di tante generazioni, ma “Figlio” unico nel quale tutti siamo chiamati non a sacrificarci, ma a lasciarci amare da Dio e a riversare l'amore ricevuto su tutti i fratelli.
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