Pregiudizi, rami alti prediche rovesciate
venerdì 20 maggio 2005
Incongruenze. Ieri su "Liberazione" (p. 9) "un bilancio dei primi mesi del pontificato di Benedetto XVI": "Ha già dimostrato di essere attento soprattutto ai ricchi europei". Davvero? Ma è passato solo un mese! E dove, quando, come si è mostrata questa attenzione "ai ricchi europei"? Un chiaro giudizio" senza pregiudizi! Su "L'Indipendente", invece, sempre ieri, p. 3, titolo sonante: "Benedetto XVI ueber alles". Dopo certe stupide polemiche a sinistra, a senso unico, subito fallite, ti chiedi: involontaria incoscienza o stupida provocazione? E una provocazione - giudichi il lettore se sensata o meno - eccola subito qui. Sul "Corsera" (p. 37) forte autodifesa del prof. Emanuele Severino: "I rami più alti del pensiero". Replica al filosofo Piero Barcellona che pare "apprezzare" il suo pensiero, ma scrive che con esso "bisogna fare a pugni oppure aprire le braccia". È ingiusto, per Severino che si sente lassù, sui "rami più alti". Al perfido Malpelo viene in mente la recente posizione del prof. Veronesi, per cui l'uomo e lo scimpanzé, tutto sommato, sono la stessa cosa, o quasi. Ambedue, dunque, sui "rami più alti". Altra provocazione, più seria. Su "Europa", ieri, p. 7, "l'appello di Adista in vista del 12 giugno". Parole gravi "per la sacralità della coscienza", e per dire che i vescovi hanno torto a dire la loro (che è meglio non votare, e che votare no serve solo al sì). Il richiamo finale è al c. 2 ai Filippesi: "Cristo fatto obbediente fino alla morte". Già, ma obbe-diente! Non ribelle. E di più: fino alla morte! Già, ma sua, non degli esseri umani più indifesi...
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