Più efficienza e qualità, il comparto avicolo continua a crescere
domenica 3 settembre 2017
A dispetto dei grandi nomi, in barba agli scandali di mercato importati da altri Paesi, il comparto avicolo italiano cresce sia intermini di domanda che di offerta. Settore spesso trascurato, quello dell'avicoltura è così una delle locomotive dell'agroalimentare nazionale. A fare il punto della situazione di polli, galline e uova ci ha pensato l'Ismea (l'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) con un'analisi dell'andamento del settore negli ultimi cinque anni. «Il comparto avicolo – è la conclusione di Ismea –, ha dimostrato di essere un modello produttivo efficiente con risultati spesso migliori rispetto agli altri della zootecnia». Sono cresciute sia la domanda che l'offerta. Certo, alla base del successo probabilmente non ci sono solo l'efficienza e la qualità produttive, ma anche un andamento congiunturale difficile che ha avvantaggiato i prodotti a basso prezzo, come appunto quelli avicoli.
I numeri comunque sono lì a testimoniare. Per quanto riguarda la domanda interna, dice Ismea, basta sapere che il pollo (da solo) ricopre la più importante fetta tra i prodotti carnei consumati nel 2016 (30%). Stesso risultato per i consumi pro capite che con 20,4 chili hanno fatto diventare quella avicola la categoria merceologica più consumata del comparto (la quantità di carne bovina consumata è paria 17,1Kg). Il segno dei tempi è dato anche da altro. Oltre 70% degli acquisti di carni avicole, per esempio, avviene negli iper e supermercati; e viene osservata anche una «evidente espansione» nei discount. Intanto, ambulanti, mercati rionali e liberi servizi hanno visto ridursi la loro quota distributiva a valori oramai residuali.
La maggior parte degli acquirenti approfitta di prodotti in promozione: nel 2016 sono stati oltre il 60% gli acquisti di prodotti spinti da offerte.
Il pollo assume così l'aspetto di una sorta di indicatore sociale di consumo. Sempre secondo Ismea, infatti, polli e galline vengono acquistati particolarmente dai giovani e da chi è oltre i 64 anni. A tentennare sono invece gli acquisti effettuati da categoria con responsabile acquisti in fascia 34/44 anni e indagando tra le fasce di reddito, pare che a ridimensionare gli acquisti di carni avicole siano solo ed esclusivamente quelle famiglie appartenenti alla classe "reddito alto", spesso alla ricerca di prodotti nuovi e alternativi.
In parallelo comunque sono cresciuti la produzione interna e il saldo positivo della bilancia commerciale. Il pollo è poi l'unico prodotto carneo in crescita dal 2006 in maniera costante. E oggi il settore (che occupa circa 64mila persone), per la parte agricola, vale circa 2.700 milioni di euro ai quali si aggiungono altri 5.450 milioni per la parte industriale.
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