martedì 18 febbraio 2003
Lezioni inutili. Domenica Giovanni Paolo II, all'Angelus, ricordava che "fare spazio - nei nuovi Statuti europei - al patrimonio religioso comune all'Oriente e all'Occidente non toglierà nulla alla giusta laicità delle strutture politiche" e anzi aiuterà contro "il duplice rischio del laicismo ideologico, da una parte, e dell'integralismo settario" (cioè religioso, ndr). Stesso giorno su "Repubblica" una lettrice che pure si dichiarava "atea" lamentava "gli eccessi dell'integralismo laico", annotando che "essere laici (nel senso di atei, ndr) non è una posizione politica, ma etica" e che spesso lei trova nei credenti accoglienza, rispetto e "un'elasticità mentale che manca a certi laici". Due "lezioni" in piena sintonia, mi pare. "Repubblica" ha pubblicato la seconda, ma ieri ha riferito la prima, del Papa, con un pezzo ostile e carico proprio di "laicismo ideologico". Siccome il riferimento al patrimonio religioso - scrive - implicherebbe un "dialogo strutturato tra Chiese (al plurale) e istituzioni dell'Unione", allora "l'Europa protestante e ortodossa teme che la Chiesa cattolica se ne possa servire come leva per aspirare ad un trattamento particolare"... Questa è bella! Ma se il "dialogo strutturato" sarà con le "Chiese al plurale", proprio come scrive "Repubblica", nei Paesi protestanti e ortodossi sarà con "le chiese protestanti e ortodosse", non con la Chiesa di Roma. Allora? Allora, lezione "laica" o "cattolica", ogni pretesto è buono per non capire. Aveva ragione il "laico" Diderot: "l'ignoranza è meno lontana dalla verità, rispetto al pregiudizio".
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