«Parlare di Dio»? Prima lo ascolti e lo riconosci: in Cristo e nell'uomo
giovedì 17 maggio 2018
Ritorni di fumo, tra malintesi e recidive. “La Stampa” (14/5, p. 37. «Wenders si fa dirigere da Papa Francesco il grande comunicatore») Alberto Mattioli scrive tranquillo: «Bergoglio parla poco di Dio, moltissimo dei problemi del mondo… la povertà soprattutto… la necessità di una rivoluzione cristiana». Alle solite: storia vecchia e talora peggiorata. Quando uscì la Evangelii gaudium a chi accusava il Papa di non nominare mai Gesù risposi anch'io, qui, che in essa quel Nome c'era ben 126 volte! Allora era malafede, qui è un malinteso da incompetenza specifica per chi non tiene presente che «il Verbo si è fatto carne, e ha posto la sua tenda tra noi». Perciò ogni volta che nella fede si pensa sul serio la realtà dell'uomo e della donna, da sempre vera e unica “immagine somigliantissima” di Dio, da cui il divieto di ogni altra “immagine” (II comando) perché «non si è vista alcuna immagine, ma si è udita una voce» (Dt. 4,12) che invita a riconoscerlo (gli altri 8 comandi), allora quando si tratta dell'uomo è già in ballo la stessa realtà di Dio, quello del “Patto” e della “Grazia” salvatrice. Sì, in certe pagine, anche con grandi pretese di conservazione del sacro malinteso, siamo alle solite di quelli che non hanno capito ancora che la fede ebraico-cristiana è il contrario delle religioni inventate dagli uomini. Queste ricorrono ai “miti” per spiegare ciò che non si spiegano, e ai “riti” per dominare ciò che non riescono a controllare cercando di impadronirsi di Dio, dimenticando o negando che Lui al contrario si è ”abbassato” fino a noi (Fil. 2) e non vuole essere solo conosciuto. Conoscere Dio senza riconoscerlo può illudere di avere la fede – quella la hanno anche i demoni (Giac. 2, 19) – ma non è salvezza. Questa è in quel ”Lo avete fatto a me!” (Mt, 25) nel Dio ”riconosciuto” nel fratello che incontri ogni giorno e devi accogliere come fosse Lui, anzi: è Lui! Con buona pace per qualche fumo residuo.
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