Numeri allegri, pregiudizi tristi
sabato 26 gennaio 2008
Numeri? Fino a qualche mese orsono li davano i matematici, specie se antireligiosi col pugnale tra i denti. Da un po' di tempo però vanno alla grande. "67" firme, p. es., fanno bufera. Arriva anche "49", ma per cento. Sono da un sondaggio "Eurispes" " che non è la versione europea dell'ultima enciclica, Ndr " gli italiani che si fidano della Chiesa cattolica. E subito "Repubblica" (22/1, p. 10: titolo "Male la Chiesa") ammonisce materna e severa: «La gerarchia ecclesiale deve stare attenta: nel sondaggio la Chiesa crolla». Grazie della squisita cura! Con domanda, però: "crolla"? Quel 49% " per altre indagini allegro al ribasso, perché l'Eurisko dà il 60, l'Ipsos il 66 e Piepoli il 72%, e smentito anche dai dati delle richieste per l'8 per mille e per l'insegnamento religioso " è pur sempre quasi il quadruplo della fiducia nei partiti, e il doppio di quella nel Governo. Già, nel dare i numeri occorre stare attenti: sono sempre a doppio taglio. E ci si può tagliare anche coi pregiudizi. Che abbondano. Se p. es. uno storico come Adriano Prosperi sentenzia, sempre su "Repubblica", che il rifiuto di ascoltare il Papa alla Sapienza è dovuto al fatto che lui vuol tornare ad essere "il Papa re" non sai se ridere o piangere. Lo stesso ti capita se leggi su "Europa" (24/1, p. 9) che siccome «il prof. Maiani è bloccato alla presidenza del Cnr la repubblica avrà, come il fascismo un "caso Buonaiuti"». Davvero? Buonaiuti, che papa Giovanni chiamava "il povero don Ernesto", fu ingiustamente privato della cattedra e dei diritti civili, non di una presidenza burocratica e lottizzata. Qualcuno dà numeri senza cifre.
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