domenica 16 gennaio 2005
È nota l'Antilingua, vale a dire quel linguaggio fatto di parole dette per non dire ciò che si ha paura di dire. Ovvero quello che, con parola di Antilingua, gli Americani hanno chiamato "politically correct" (politicamente corretto). Ecco solo qualche esempio, per capirci e senza uscire dal tema d'attualità della "fecondazione medicalmente assistita" (FMA, altra parola di Antilingua), che si direbbe meglio fecondazione artificiale: "ovulo fecondato" invece di concepito o embrione, "vita in potenza" o "progetto d'uomo" invece di vita umana, "pre-embrione" per aver le mani libere sull'embrione, "cura della sterilità" anche se la FMA non è una cura, ma piuttosto una... protesi, "diagnosi pre-impianto" invece di «razzismo embrionale», "figlio migliore" invece di superstite della selezione genetica dei fratellini. Ora, però, sembra di poter cogliere i primi segni di una "Eulingua", vale a dire di una lingua buona, che con un pizzico di ironia stigmatizza i... fenomeni politicamente corretti. Il «razzismo embrionale» l'ho trovato sul Foglio (venerdì 14), insieme con «madri di ghiaccio» per indicare quelle degli embrioni surgelati e con "golden embryo" (embrione d'oro) per identificare «il migliore per aspetti morfologici, funzionali e genetici» (XIX Congresso della Società europea di medicina della riproduzione ed embriologia, Madrid, estate 2003, Il Foglio). Anche se per ora è solo una speranza, auguri alla Eulingua. MANI SULLA CULLA Il giorno dopo la sentenza sui referendum (venerdì 14), il titolo della copertina del Manifesto era: «Le mani sulla culla». Le mani di chi? Di coloro che tentano di rispettare gli spazi della naturalità delle cose o di chi vuole impossessarsi non solo dei meccanismi della procreazione, ma anche del futuro (vita o morte) delle persone? Quel giorno stesso l'incipit del fondo di Ida Dominijanni («Embrioni nel far west») era il seguente: «La legge contro la procreazione assistita generata dal parlamento italiano in un percorso a ostacoli durato sette anni è una legge incostituzionale, nefasta e inemendabile. Non è solo liberticida, discriminatoria, moralista, conformista, antiscientista: è sbagliata nell'impianto e nell'esito, nella sintassi e nella grammatica, nelle motivazioni e nei fini. È figlia di un parlamento ignorante, di uno stato etico, di una Repubblica confessionale, di un diritto penale massimo, di un patriarcato rancoroso». Un bell'esempio di scrittura "laica": come suol dirsi, lo stile è l'uomo. Sorry, la donna. Stesso giorno, secondo esempio, stavolta su Repubblica: «Sabato scorso il secondo canale della Bbc ha mandato in onda un brillante esempio di commedia musicale [...] Era osceno, ingiurioso, blasfemo e la Bbc ha fatto benissimo a trasmetterlo [...] perché le oscenità, le ingiurie e il linguaggio blasfemo hanno il fine di trasmettere un messaggio inquietante circa la cultura televisiva popolare stile americano e il vuoto emotivo di una società dei consumi atomizzata, in cui, come dice un ritornello, la vita è "mangiare, ca... e guardare la tv"». Appunto. DENTI E FOLLIE Intervistato da La Stampa (domenica 9), «Don Franzoni l'eretico» definisce l'umanità dei concepiti «una follia dal punto di vista scientifico, di certo non sostenuta dalla teologia». Spiacente: la teologia non serve per dire chi è l'embrione, ma per dire chi è l'uomo. La Repubblica (giovedì 12), pagina 2: si parla delle liste elettorali in Lombardia: «Il premier ha usato tutti gli hatù per placare l'alleato recalcitrante». Il cronista pensava di scrivere "gli atout", ma a volte la lingua batte dove il dente duole.
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