Non sprechiamo le parole con una nota sbagliata


Marco Voleri giovedì 12 ottobre 2017

Ho appena finito la prova musicale dell'opera che stiamo per mettere in scena. Il direttore d'orchestra, cordiale ma deciso, cura minuziosamente ogni nota, tutti gli accenti scritti dal compositore, le dinamiche e i colori dei suoni. Sto facendo un'opera che ho cantato altre volte. «Se l'hai già studiata, perché vai a fare un mese di prove?», mi ha chiesto un amico. L'ho guardato e ho sorriso. «Che ci vuoi fare, evidentemente non l'ho ancora imparata bene!». Scoppia una risata, una pacca sulla spalla ed un abbraccio fraterno tra amici che non si vedranno per qualche mese. La prova è finita, dicevo. Torno nel mio appartamento in affitto col cuore gonfio di gioia: ho imparato moltissimo oggi. Una frase che canto, decisamente molto grave, rischia di perdersi tra l'orchestra che suona e il folto coro. Il direttore, una vera leggenda della bacchetta, si ferma con fare gentile: «Marco, fai questa frase con un crescendo, visto che le note iniziali sono acute dunque si sentono bene, mentre quelle finali sono gravi e rischiano di perdersi. Se pensi a un crescendo riuscirai a far sentire tutte le note». Una banalità, forse. Ma non ci avevo mai pensato, anzi, quella frase mi preoccupava, avevo paura che la parte finale non si sentisse. L'ho ringraziato. A fine prova ho riposto nella mia borsa lo spartito e questo consiglio – prezioso – che mi aiuterà sempre d'ora in poi, in situazioni del genere. Ecco, per far sentire tutta la frase che esce dalla nostra anima, qualunque essa sia, anche quando è difficile far udire tutti gli accenti, è forse necessario mettersi in discussione, pensare alla dinamica, al colore della voce, alle note da usare anche per le parole parlate. Avete mai fatto caso a quali note scegliete, inconsciamente, ogni volta che aprite bocca e parlate? Fatelo: sarà affascinate e sorprendente notare come – quasi fosse un automatismo rodato – le frequenze che scegliamo per le nostre parole siano così vicine al sentimento che proviamo in quel momento. Un suono acuto per un attimo di gioia, uno grave per una frase sussurrata, e così via. Ogni parola viene assegnata a un suono preciso. Si sceglie sempre. Così come si dovrebbe scegliere di ascoltare la propria voce interiore, assaporarne il sapore, viverla e non gettarla mai al vento.

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